Saverio Scatigna si racconta per i suoi 60 anni: la storia della sua vita tra sport e sociale nella sua Villa Castelli
Riceviamo e pubblichiamo:
“Il valore di una vita
Biografia di Saverio Scatigna
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Introduzione – La mia vita, una strada fatta di volti
Sono nato a Basilea, in Svizzera, il 3 marzo 1966.
La mia vita non è stata solo fatta di cose belle: ho conosciuto fatiche, errori, delusioni, sconfitte nello sport, dolori in amore e momenti difficili nel lavoro. Ma ho avuto un dono che non mi ha mai lasciato, la testardaggine buona, quella che ti fa rialzare, che ti fa credere ancora, che ti dice che la vita – anche quando fa male – vale sempre la pena di essere vissuta.
Ho cercato, nei miei limiti, di essere un uomo semplice, umile, vicino alla gente. Se oggi racconto questa storia non è per dire “guardate cosa ho fatto”, ma per dire “guardate quante persone mi hanno fatto diventare quello che sono”.


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Capitolo 1 – L’infanzia: i cortili, la terra e il pallone
La mia infanzia l’ho vissuta a Villa Castelli. Che porto nel cuore come una seconda madre. Dal 1971 al 1978, dai 6 ai 12 anni. Sono cresciuto nei cortili: ginocchia sbucciate, mani sporche di terra, cuore pieno di sogni,
Niente smartphone, niente mode: solo amici inseparabili e un pallone spesso sgonfio.
Giocavamo sopratutto al piazzale della Madonnina. Urlavamo, correvamo, ridevamo.
A volte arrivavano i vigili urbani a toglierci il pallone. Noi scappavamo giù al ponte, ridendo come matti, come se stessimo salvando un tesoro.
Rischiavamo anche con le macchine che passavano vicine, ma era tutto così semplice, vero, genuino.
I genitori urlavano: “Rientrate, che è buio!”
E noi ancora un’ultima partita, un ultimo tiro, un’ultima risata.



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Capitolo 2 – L’adolescenza e le prime iniziative
A 14 anni, in terza media, capii che mi piaceva organizzare.
Dopo due anni di partite nei cortili e nei campetti di terra, organizzai un torneo di calcetto tra le classi della scuola. Furono le prime vere soddisfazioni.
A 16 anni arrivò la mia prima grande comitiva.
Un gruppo che per 5-6 anni visse amicizia vera, divertimento puro, emozioni forti,
Tina e Lizia Barletta, Antonietta Urselli, Maria Nacci, Oronzo Neglia, Giuseppe Cavallo, Antonio Ligorio, mio fratello Giorgio Scatigna, Giovanni Convertini, e tanti altri che si aggiunsero col tempo.
Ancora oggi, quando ci incontriamo, ricordiamo quegli anni veri, quegli anni che non si dimenticano.


Capitolo 3 – Infanzia: Amicizie nate tra i cortili e la strada
In questo cammino iniziato tra i cortili e le strade del paese, un posto speciale lo occupa anche Mino Veccari, vicino di casa e amico cresciuto con me fin dall’infanzia. Con Mino abbiamo condiviso un percorso fatto di idee complementari, di confronti sinceri e di ideali comuni: sportivi, culturali, educativi, religiosi e anche politici. Lui, grande appassionato di teatro, ha sempre portato nella mia vita uno sguardo profondo, sensibile, diverso ma affine al mio modo di sentire le cose. Un’amicizia vera, rimasta intatta nel tempo, fatta di rispetto reciproco, stima e presenza silenziosa ma autentica, che ancora oggi considero un dono prezioso.
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Capitolo 4 – Il calcio: la mia prima grande passione
Il calcio è entrato nella mia vita come entra un amore grande.
Ho avuto la fortuna di incontrare un maestro di vita sportiva: Antonio De Leonardis.
Non mi ha insegnato solo a giocare, ma a stare in piedi nella vita:
carattere, personalità, rispetto, forza di non mollare mai.
Con il presidente Tommaso Caliandro, a 16 anni da capitano vinsi il campionato Allievi.
A 20 anni vinsi anche il campionato di 3ª categoria. Con Giovanni Ciciriello, vincemmo il campionato di 2ª categoria, regalando alla gente di Villa Castelli la gioia di giocare in 1ª categoria, sfiorando anche la Promozione,
Ringrazio tutti i presidenti che hanno creduto in me da giocatore e da allenatore, perché senza fiducia non cresce nessun uomo.



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Capitolo 5 – Il 1987: l’inizio con i ragazzi e la danza
Nel 1987 tutto cambiò grazie a Elio Pugliese e a sua moglie Linda Giovane. Mi diedero fiducia a soli 22 anni, affidandomi un gruppo di ragazzini: i 1977, 1978, 1979.
Non immaginavamo che sarebbero diventati “i miei ragazzi speciali”, sportivamente e umanamente.
Grazie alla loro palestra scoprii anche un’altra passione: la danza contemporanea.
Un mondo che mi aprì il cuore, il corpo e la mente.
In quegli anni conobbi un amico fraterno: Franco Intermite.
Cresciuti insieme dall’infanzia, ci ritrovammo nella danza. Lui poi seguì la strada delle arti marziali, io quella del calcio, ma l’amicizia non si è mai spezzata.



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Capitolo 6 – Gli anni ’90: amicizia, calcio a 5, radio e amore,
Negli anni ’90 vissi un periodo intensissimo.
Conobbi il calcio a 5 grazie a Pierluigi Lorenzoni, che lo fece conoscere a tutto il paese.
Con mio fratello Giorgio, Giovanni Giovane, Dernese Filippo, Giovanni Convertini e altri amici cresciuti insieme, formammo un quintetto vincente.
Giocavamo ovunque, vincevamo tornei nei paesi vicini, portando orgoglio a Villa Castelli.
Eravamo fratelli più che compagni.
Nel 1990 vissi anche un’esperienza in Radio Nova, commentando eventi sportivi locali e nazionali con l’amico Giuseppe Leone.
In quegli anni vissi anche innamoramenti veri, alcuni mi fecero volare, altri soffrire, ma tutti mi fecero crescere.
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Caoitolo 7 – L’Azione Cattolica e il sociale
Dopo una delusione sentimentale e qualche amicizia sbagliata, alcuni amici mi portarono nell’Azione Cattolica.
Conobbi educatori straordinari, tra cui i fratelli Erriques.
Il parroco Don Angelo e il vice parroco Don Michele Elia ci diedero fiducia.
Grazia alla mia passione per la danza, mi affidarono un gruppo di ragazzi per spettacoli di teatro-danza per la fine dell’anno dell’A.C.R.
Ricordo con amore: Pasquale Veccari, Domingo Nisi, Simona Mastro, Enza Ricorio, Imma Gianfreda, Annamaria Ciracì, Piervito Giovane e tanti altri.
Con Pasquale Veccari e altri amici organizzammo per tre anni il Cenone di Capodanno per le persone sole e bisognose, con l’aiuto di Don Angelo e Don Michele per trovare chi aveva bisogno.
Momenti che mi hanno insegnato cosa significa davvero essere uomini,
Andavamo anche nelle case delle persone sole per fare compagnia: un dono enorme per l’anima.
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Capitolo 8 – I Giochi Tradizionali (1993-1995)
Dal 1993 al 1995 organizzai con un gruppo di amici i “Giochi Tradizionali”. Per tre estati il paese si divise in Nord contro Sud: bambini, giovani, adulti, tutti insieme.
Collaboratori fondamentali:
Muolo Franco, Ciracì Luigi, Antonio Pignatelli, Leonardo Vernina e tanti altri.
Il momento più emozionante era il palo della cuccagna in piazza piena di gente,
E alla fine dell’estate: sfilata di moda con gli stilisti del paese per premiare tutti.
In quegli anni, grazie a quel gruppo straordinario di amici e collaboratori, l’entusiasmo non si fermò ai giochi tradizionali. Da quella energia nacque anche la voglia di continuare a organizzare il torneo di calcetto a 5, disputato nelle scuole e nelle strade del paese. Era diventato un appuntamento atteso da tutti: famiglie, giovani, anziani, curiosi. Le serate si riempivano di voci, sorrisi, applausi sinceri. Si veniva non solo per tifare, ma per stare insieme, per condividere momenti di spensieratezza guardando i ragazzi divertirsi con semplicità e passione. Ricordo ancora oggi il pubblico assiepato, gli sguardi complici, le risate genuine. In quel contesto così vero e popolare sono nate anche coppie meravigliose, amori semplici sbocciati tra una partita e l’altra, tra una panchina e una risata. Pensare che quei momenti abbiano contribuito a unire delle vite è per me un ricordo bellissimo e profondamente gratificante, perché significa che lo sport e la comunità possono lasciare segni che vanno oltre il campo di gioco.
Oltre all’entusiasmo travolgente della gente e alla partecipazione continua di bambini, giovani e adulti, quei giochi tradizionali offrirono momenti di pura gioia collettiva. Tra le attrazioni più amate e partecipate ci furono il Palio della Cuccagna, il tiro con la fune, la caccia al tesoro, la corsa con i sacchi e tanti altri giochi semplici ma capaci di far ridere, unire e far sentire il paese una grande famiglia. Furono tre anni fantastici, intensi e indimenticabili, non solo per chi partecipava, ma anche per noi organizzatori, che vedevamo Villa Castelli riempirsi di vita, di sorrisi e di spensieratezza autentica.
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Capitolo 9 – I miei ragazzi: 1977, 1978, 1979
I miei ragazzi del 1977, 1978, 1979 sono una parte del mio cuore.
Con Giuseppe Leone e Massimo Suma, dirigenti e amici veri da oltre 30 anni, abbiamo condiviso tutto.
Con il patron Leonardo Carlucci, insieme ai dirigenti Franco Cantoro e Paolo Nisi, dal 2000 al 2004 vincemmo un campionato con i ragazzi cresciuti con me,
Nel 1996 facemmo anche l’esperienza della Serie C di calcio a 5 F.I.G.C; arrivando in finale regionale.
Ancora oggi ogni estate ci ritroviamo in una reunion: siamo rimasti famiglia.
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Capitolo 10 – Ceglie Messapica e la TAF
Ceglie Messapica mi ha accolto come uno di loro.
Ho allenato in più società prima della TAF, grazie a Demarchi Damiano e Pietro Banana.
Oggi ringrazio la famiglia Marseglia e la società TAF Ceglie Messapica che mi permettono ancora di insegnare calcio ai bambini.
Ogni domenica, con gli amici di Ceglie, giochiamo ancora insieme: sogni da bambini che non muoiono mai.
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Capitolo 11 – il 2020: NEX GENERATION
Nel 2020 nacque il sogno più grande; “Nex Generation – Quando un sogno diventa realtà”.
Raccolsi 50 amici respondabili, 800 persone pronte a esibirsi in tre giorni.
Musica, sport, cultura, arte: tutto in 30 metri di strada per mostrare il talento del paese.
Collaboratori fondamentali:
Roberto Angelini, segretario e confidente,
Daniele Tarì per il marketing,
Piero Nigro, trascinatore dei giovani,
Giuseppe Leone e Massimo Suma.
Dopo un anno di lavoro, arrivò il Covid-19. Il sogno si fermò.
Ma non si fermò il valore di quello che avevamo costruito insieme.
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Capitolo 12 – L’amore vero
Dopo tanti innamoramenti vissuti e sofferti, la vita mi portò alla donna che amo.
Una donna di una forza interiore incredibile, segnata dalla vita ma mai piegata.
Mi hanno amato per quello che ero, mi ha dato equilibrio, pace, casa nel cuore.
Con lei ho costruito un amore di 20 anni, giorno dopo giorno.
Le mie figlie del cuore, Daniela e Roberta Putignano, mi hanno fatto sentire padre dal primo istante.
Con i loro mariti, Graziano e Andrea, ho trovato due generi straordinari.
Mi hanno regalato 6 nipotini: Mario, Martina, Lorenzo (che ho avuto l’onore di battezzare), Matilde, Ludovica e la piccola Flaminia.
E poi i miei nipoti di sangue, Alessia e Matteo: anche se distanti, sono nel mio cuore.
Ad Alessia auguro il meglio come presidente della Pro Loco, a Matteo di coltivare sempre la sua musica.
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Riflessione ai giovani
Il mio cruccio più grande è non aver studiato abbastanza.
Ai giovani dico: studiate, imparate, credete nella cultura.
Lo studio apre strade, rende liberi, aiuta a capire il mondo e gli altri.
La vita è un’avventura: bisogna affrontarla con corraggio, superare la paura, credere nelle idee, anche quando gli altri criticano.
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Conclusione – Quello che resta per sempre
Se provo a guardare indietro i miei 60 anni, vedo strade, volti, campetti di terra, piazze piene di gente che ride, ragazzi che crescono, sogni che nascono anche quando poi non riescono a diventare realtà. Vedo errori, cadute, ripartenze. Vedo soprattutto mani che mi hanno sorretto e mani che io ho cercato si sorreggere,
Un posto speciale nel mio cuore lo occupa la mia famiglia meravigliosa: quello che mi ha sempre sostenuto e anche sopportato nei miei sacrifici, nelle mie assenze, nelle mie testardaggini. Senza di loro io non sarei mai stato l’uomo che sono.
Un pensiero profondo va ai miei nipoti, che sono luce pura. In ognuno di loro rivedo la speranza, il futuro, la possibilità di un mondo migliore. Quando mi chiamano “nonno”, sento che la vita mi ha fatto un regalo immenso.
E poi le mie due figlie del cuore, Daniela e Roberta. Dal primo giorno mi avete fatto sentire amato come un padre.
Un posto eterno nel mio cuore lo hanno i miei ragazzi. Il gruppo squadra, quelli del 1977, 1978, 1979 e tutti quelli venuti dopo. Insieme a Giuseppe Leone e Massimo Suma abbiamo costruito famiglie, non solo squadre.
Se oggi posso dire di aver vissuto davvero, è perché non sono mai stato solo.
Ogni nome che ho pronunciato, ogni volto che non sono riuscito a scrivere ma che porto nel cuore, è parte della mia storia.
Quello che resta per sempre non sono le vittorie.
Resta l’amore dato ricevuto.
Resta una mano che ti cerca quando cadi.
Resta un ragazzo che ti chiama “mister” anche da uomo fatto.
Resta un nipote che ti corre incontro.
Io sono questo: un uomo semplice, pieno di affetti, figlio di un paese che amo.
E a tutti, con umiltà, dico solo:
Grazie.
Grazie per avermi fatto sentire vivo.”
