EvidenzaRedazionaleTop

Referendum: a Villa Castelli il Sì è forte, ma l’astensione lo rende muto

Il referendum del 2025 si è concluso con un dato chiaro e, per certi versi, amaro: l’Italia non ha voluto scegliere. Con un’affluenza nazionale che si è fermata al 30,6%, ben lontana dalla soglia del 50% più uno necessaria per validare i quesiti, il quorum è stato mancato. Anche a Villa Castelli la partecipazione è stata bassa: solo il 24,44% degli aventi diritto si è recato alle urne. Ma chi c’è stato, ha parlato forte. E ha detto Sì.

I risultati del nostro Comune non lasciano spazio a interpretazioni: i voti favorevoli hanno ampiamente superato il 90% nei quattro quesiti legati al lavoro, e hanno raggiunto il 67,35% nel quesito sulla cittadinanza. Numeri che parlano di una comunità attenta, che ha compreso il senso profondo di un referendum spesso snobbato dai media, ignorato dalla politica e soffocato dall’indifferenza. Su 7.278 elettori, 1.779 hanno deciso di recarsi al seggio. Pochi, certo. Ma consapevoli. Convinti. Attivi.

E allora è proprio a partire da questo che occorre riflettere. Perché se è vero che il referendum non ha prodotto effetti giuridici – e non poteva, vista la scarsa partecipazione – è altrettanto vero che ha lasciato un segnale, un’indicazione politica e culturale che merita attenzione. Chi ha votato non ha soltanto espresso un’opinione: ha affermato un principio. Ha scelto di esserci. Ha creduto che un diritto, per vivere, ha bisogno di essere esercitato. Non basta lamentarsi, indignarsi, condividere un post o un meme. Serve fare. E chi ha votato, lo ha fatto.

Il problema, allora, non è in chi ha partecipato. Il problema è in chi ha scelto di non farlo. Chi ha ritenuto che fosse inutile, scomodo, o addirittura “controproducente”. Chi ha deciso che non valeva la pena, che “tanto non cambia niente”. È qui che la democrazia si spezza: non nell’impossibilità di decidere, ma nella rinuncia a farlo.

Perché non votare è sempre una scelta. E spesso, è la peggiore possibile. È cedere il proprio spazio di cittadino. È lasciare che siano in pochi a rappresentare tutti. È privarsi del diritto di contare. È voltare le spalle al proprio futuro. Un’astensione così ampia non può più essere letta solo come stanchezza o disillusione: è un segnale di pericolo. Perché una società che non partecipa è una società che si arrende. E che lascia campo libero a chi parla più forte, a chi decide senza confronto, a chi usa il potere senza doverlo giustificare.

Il Sì, a Villa Castelli, ha tracciato un percorso. Ha indicato una direzione: più giustizia nei luoghi di lavoro, più tutele nei contratti, maggiore responsabilità in caso di infortuni, cittadinanza più accessibile per chi vive e cresce in Italia. È stata una presa di posizione netta, coraggiosa, responsabile. Ma che resta isolata, se attorno c’è il vuoto. E allora la domanda non è se il referendum sia servito. La vera domanda è: cosa abbiamo fatto noi, come cittadini, per farlo contare?

In democrazia, ogni voto è un seme. A volte germoglia, a volte no. Ma se non lo si pianta, il terreno resta sterile. E oggi, l’Italia ha lasciato il campo incolto. A Villa Castelli, almeno, qualcuno ha provato a coltivarlo.

Emanuele Rosato

Ciao! Sono Emanuele Rosato, giornalista mesagnese di nascita ma ormai trapiantato a Villa Castelli dal 2016. Sono appassionato di tecnologia, comunicazione e tradizioni, ma anche molto attento ai temi sindacali, alla tutela degli invisibili, all'ambiente, alla natura e alla rivoluzione green. Credo che sia importante dare voce a chi non ha voce e lottare per una società più equa e sostenibile. Nel mio giornale, condivido le mie riflessioni su questi temi e su molti altri. Ti invito a seguirlo per scoprire di più e unirti a me nella missione di costruire un mondo migliore per tutti.

Un pensiero su “Referendum: a Villa Castelli il Sì è forte, ma l’astensione lo rende muto”

  • Giuseppe D'Urso

    “Siamo dei caproni” (scusate se generalizzo);
    Quando siamo liberi da condizionamenti e pressioni come in questo caso, snobbiamo i seggi elettorali, mentre quando si tratta di dare la preferenza alle comunali, alle regionali , politiche ed europee cambiamo atteggiamento a causa di forti condizionamenti, pressioni, ricatti?
    Un fatto è certo “siamo dei caproni”!

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *