Quando in tutta Italia durante gli anni ’50-’60 c’era l’usanza della “Befana del Vigile”
Dalle informazioni dell’immagine di copertina pubblicate qualche anno fa da Lino Chirulli:
“Epifania a Villa Castelli – 6 gennaio 1963.
La tradizionale ricorrenza della “Befana del Vigile”, usanza legata alla festività della Befana che si svolgeva in tutta Italia, in concomitanza del boom economico tra gli anni ’50 e ’60. Questa tradizione consisteva nel portare ai Vigili un regalo o un pensiero, secondo le proprie disponibilità: dai generi alimentati agli elettrodomestici, e di lasciarlo in bella mostra in prossimità del posto in cui dirigevano il traffico; si trattava di doni da destinare ai più bisognosi, ma anche come riconoscimento dell’impegno dei Vigili al servizio della città.
Si riconoscono in foto il comandante dei VV.UU. Ten. Dell’Anno , il vigile Peppino Antelmi (Pippin la uardia) ed il suo collega Pietro Epifani. Il signore con il cappello è il prof. Pietro Scialpi, docente, archeologo, studioso e scrittore. La signora “Totodda” con il figlio Vito Ciracì.
Foto ubicata all’interno della Mostra Fotografica Comunale nel Museo Civico dal 2012.”
Ma scopriamo insieme quando e come è nata questa usanza…
Tratto dal sito www.70-80.it , articolo di Enzo Mauri del 26 dicembre 2023:
“Anni 50-60. Quando a gennaio arrivava la Befana del Vigile, i regali dei cittadini erano talmente tanti da creare problemi di traffico
Dal ghisa milanese, al pizzardone tipico della Capitale, il giorno della Befana di qualche decennio fa era tradizione inondare di regali la pedana da cui i Vigili Urbani dirigevano il traffico, all’insegna della beneficenza.
La riconciliazione nazionale
Come riportato in un video dell’epoca, la Befana del Vigile rappresentava la giornata della riconciliazione tra cittadini e vigili. Dopo le tante multe comminate nell’arco dell’anno appena finito.
Il dopoguerra
Nel 1946, inizio della tradizione, le città non erano invase dal traffico asfissiante che conosciamo oggi. Il giorno dell’Epifania però si formavano piccoli ingorghi attorno alle postazioni dei Vigili.
La beneficienza
Infatti, dopo la Seconda Guerra Mondiale, il 6 gennaio, cittadini e commercianti presero l’abitudine di donare generi di prima necessità ai Vigili, con l’intento di aiutare le loro famiglie in difficoltà economica.
Chili di doni
Accanto alle postazioni dei Vigili, veniva accatastato di tutto: dolci, bottiglie di spumante, gli immancabili panettoni, olio, pasta, addirittura bombole di gas.
In aiuto dei Vigili
La quantità di doni era tale che i pubblici ufficiali, per non abbandonare il servizio, dovevano farsi aiutare da comuni cittadini a raccogliere i regali e collocarli in maniera ordinata sulla sede stradale.
Problemi di traffico
Alla fine i cittadini in auto e i mezzi pubblici, erano costretti a compiere ampi giri per evitare quella grande mole di doni che occupava la strada e che cresceva di minuto in minuto.
Scatti d’epoca
Per questo motivo l’iniziativa fu battezzata Befana del Vigile. Gli ufficiali del traffico, infreddoliti nei loro lunghi cappotti con i maniconi bianchi, non disdegnavano di farsi immortalare in molte foto d’epoca.
Diversi milioni di lire
Alla fine della giornata, il valore dei doni risaliva a diversi milioni di lire. Una volta portati nelle caserme, erano suddivisi tra tutto il personale.
La Befana per tutti
Dopo qualche anno quando il tenore di vita migliorò, i regali raccolti furono destinati alle persone meno abbienti della città.
Usanza sparita
Negli anni ’60 con il boom economico e l’aumento del numero di semafori, la tradizione andò scemando. In alcune città però, è stata di recente ripristinata.”
Tratto dal sito www.museopiaggio.it :
“La Befana del Vigile
Storia di una tradizione
Pubblicato il 04 gennaio 2024
Lo stesso anno in cui Vespa faceva la sua prima comparsa sulle strade d’Italia, il 1946, si inaugurava una tradizione che avrebbe caratterizzato per molti decenni le festività natalizie delle principali città italiane: la Befana del Vigile.
Nel giorno dell’Epifania, 6 gennaio, privati cittadini, ditte e negozianti usavano portare doni e dolciumi ai vigili, infreddoliti sulle loro pedane in mezzo al traffico dei principali incroci, prima che la diffusione massiccia dei semafori portasse alla scomparsa di questa figura familiare, resa immortale da Alberto Sordi in un film di Luigi Zampa del 1960. La manifestazione si rinnovava gioiosa ogni anno tra i flash dei fotografi e le riprese dell’Istituto Luce.
Ai festeggiamenti, fin dai primissimi anni ’50, presero parte i principali Vespa Club del Paese, mettendo in scena sfilate di Ape e Vespa cariche di doni. Un coinvolgimento certamente favorito da Piaggio, il cui interesse era di smentire le voci maligne che dipingevano Vespa come una delle più acerrime nemiche della polizia municipale. Scriveva la «Rivista Piaggio» nel 1953, dando conto del rinnovato successo della manifestazione in città come Roma, Milano, Torino, Genova, Catania, Vicenza: «Anche questa volta non si è trattato di una cerimonia inutile e crediamo che valga la pena di sottolineare la fraternità e la collaborazione ormai esistenti tra i tutori del traffico ed i vespisti, fraternità e collaborazione che smontano nel modo più clamoroso le svariate e interessate campagne giornalistiche tendenti a considerare il motorscooter come il nemico n. 1 della circolazione stradale, e i vigili del traffico suoi implacabili repressori”.
