Contro razzismo e liberismo: 5 sì a cittadinanza e diritti dei lavoratori
In vista delle consultazioni referendarie dell’8 e 9 giugno, il Partito Democratico di Villa Castelli – sezione “A. Gramsci” – ha diffuso un comunicato firmato dal segretario cittadino Dr. Benedetto Ligorio. Un intervento appassionato che, partendo dai valori fondativi della Costituzione e dal pensiero di figure come Sandro Pertini e Nelson Mandela, richiama l’attenzione su temi centrali come il lavoro, la cittadinanza e i diritti civili. Pubblichiamo integralmente il testo del comunicato, nel rispetto del pluralismo e dell’informazione.
“Dietro ogni articolo della Carta Costituzionale stanno centinaia di giovani morti nella Resistenza”, disse agli Italiani il Presidente della Repubblica Sandro Pertini, partigiano socialista che condivise l’esperienza del carcere imposto dalla dittatura fascista insieme ad Antonio Gramsci, comunista e martire. L’articolo 48 della Costituzione è chiaro “Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico”. Il voto non è dunque esclusivamente un diritto, ma un dovere del cittadino. Votare l’8 e il 9 giugno è di importanza fondamentale per l’ampliamento e l’estensione dei diritti delle persone e in particolar modo dei lavoratori.
Si propone di abrogare uno dei decreti del Jobs Act introdotti da Renzi, una delle peggiori riforme ai danni dei lavoratori che vide la complicità di molti liberaldemocratici e che aveva non poche affinità con il piano berlusconiano di abolizione dell’articolo 18. A quei liberisti, che volevano un partito di amministratori, un comitato elettorale senza ideologia e senza cultura politica, è bene dire con chiarezza che il loro posto da diversi anni non è più nel Pd e nelle coalizioni delle sinistre. Perché le loro scelte sono state contro i lavoratori che costituiscono la base teorica dei partiti di sinistra. Il quesito referendario consentirà di ristabilire l’obbligo di reintegro del lavoratore licenziato senza giusta causa, come prevedeva l’Articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori per le grandi aziende, mentre per le piccole aziende con meno di 15 dipendenti si propone di eliminare il tetto massimo dell’indennità dovuta al lavoratore licenziato senza giusta causa.
Si popone limitare i lavori sfruttati e sottopagati sotto i 12 mesi richiedendo una ‘causale’ precisa. Si propone di eliminare la norma che esclude la responsabilità solidale negli appalti, ovvero far rispondere a tutti i soggetti coinvolti in un appalto, committente compreso, delle responsabilità di infortunio sul lavoro. Una scelta di sicurezza per i lavoratori.
L’ultimo questo riguarda la cittadinanza, è primo per importanza etica e civile. Alle idee dietro il quesito 5 è legato il futuro della sinistra in virtù del cambiamento in corso della struttura etnica della classe lavoratrice in Italia e in Europa. Solo nell’eguaglianza dello stato di diritto c’è la possibilità dell’uguaglianza sostanziale dei diritti economici e sociali. L’internazionalismo è infatti un elemento imprescindibile per tutti i progressisti, senza il quale si cade nell’errore del disvalore identitario e nazionalista “un popolo, una lingua, una religione, uno stato”, che spesso è il prodotto di sottosviluppo economico e ottusità culturali alle quali occorre ovviare anche con un’intensificazione della rieducazione al rispetto delle alterità e al superamento del campanilismo localistico e del nazionalismo italiano, al quale spesso ammiccano partiti di destra e sindacati di destra per qualche voto e qualche tessera in più.
Si tratta di un quesito semplice e consiste nella riduzione dell’attesa da 10 a 5 anni dei tempi di residenza legale in Italia per la richiesta di concessione di cittadinanza, è un atto di civiltà, che non ha costi sui cittadini. Ma che garantisce diritti a persone e lavoratori, in uno stato dove vige ancora l’atavico ‘ius sanguinis’, la cittadinanza per discendenza anziché lo ‘ius solis’ cittadinanza per luogo di nascita e lo ‘ius scholae’ è una quesito referendario tanto sottaciuto quanto più il contesto culturale socioeconomico di applicazione della campagna referendaria risulta periferico ed è invece fondamentale proprio espugnare le periferie attraverso le attività di avanguardia politico-culturali progressiste di sinistra e per dire no al razzismo, alla xenofobia e al fanatismo nazionalista che hanno generato parole repellenti del generale Vannacci, di Meloni e Salvini nei confronti di persone che hanno lingue e culture diverse. Potremmo dire, senza sbagliare, che probabilmente molti migranti hanno culture e idee molto più ampie di quelle del generale Vannacci e di La Russa e dei loro ammiccamenti alla peggiore dittatura colonialista, il fascismo italiano e ai suoi virgulti dell’estrema destra del dopoguerra.
Ricordando Nelson Mandela, Presidente del Sud Africa che ha sconfitto l’Apartheid e al quale andrebbe dedicata una via a Villa Castelli magari eliminando e sostituendo via balilla e viadotto dell’impero (nella toponomastica si riflette il colore politico e l’orientamento culturale di chi amministra). Un grande esempio di apertura mentale contro il razzismo, Mandela scrisse “Il mio pensiero è stato influenzato tanto dall’Occidente quanto dall’Oriente. Tutto questo mi ha portato a pensare che, nella mia ricerca di una formula politica debba essere assolutamente parziale e obiettivo. Non mi devo legare a nessun particolare modello di società che non sia quello del socialismo. Devo essere libero di prendere il meglio dell’Occidente, così come dell’Oriente” tutto il contrario dell’ottusità di Fratelli d’Italia e Lega Nord.
Dr. Benedetto Ligorio Ph.D.
Segretario del partito Democratico di Villa Castelli (Br) “sezione A. Gramsci”
