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Una riflessione nata tra le braccia dei miei figli

È passato tanto tempo dall’ultima volta che ho scritto. La verità è semplice: la famiglia e il lavoro hanno preso tutto lo spazio. Non mi lamento, anzi, so di essere fortunato. Ma quando le giornate corrono veloci e le priorità diventano chiare, ti accorgi che la cosa più importante che hai sono i tuoi figli. E i miei due piccoli, senza dubbio, vengono prima di tutto.

In questi mesi avrei avuto tante cose da raccontare, tante notizie da condividere. Eppure non ce l’ho fatta. Mi è mancata la possibilità, forse anche la forza. Ma oggi, proprio mentre stavo con loro, è nato dentro di me un bisogno: fermarmi, respirare, e mettere in parole quello che mi attraversa.

Il genocidio del popolo palestinese continua. E io, guardando i miei bambini, non posso fare a meno di pensare a quei genitori che non hanno la mia stessa fortuna. Mi si stringe il cuore. Perché lì, dall’altra parte del mare, ci sono famiglie spezzate, vite innocenti cancellate, sogni che non potranno più crescere.

Qualche mese fa, proprio da queste pagine, lanciai un appello formale: chiedevo al Comune di Villa Castelli di riconoscere, in sede di consiglio comunale, lo Stato di Palestina. Era un gesto simbolico, ma necessario: un piccolo passo di dignità e di giustizia. Perché la pace non nasce dal silenzio, ma dal coraggio di prendere posizione.

E invece lo Stato italiano, parlo delle istituzioni, continua in modo vergognoso a non assumere una linea chiara, a non dire una parola netta davanti a quello che accade. Un’assenza che fa male e che ci lascia soli, come cittadini, a gridare un “no” che dovrebbe partire da chi ci governa.

Eppure, nonostante tutto, qualcosa si muove. La gente comune in Italia si è svegliata: uomini e donne che scendono in piazza, che manifestano, che protestano. Non ci sono bandiere, non c’è destra o sinistra: c’è finalmente la volontà di dire al mondo – e soprattutto allo Stato italiano – che non ci stiamo. Che non vogliamo essere complici.

In questi giorni penso anche a chi ha scelto di mettere a rischio la propria vita per rompere l’assedio: sono vicino con il cuore ai coraggiosi della Flotilla, donne e uomini che con la loro presenza dicono al mondo che la dignità non si piega e che la solidarietà non conosce confini.

La guerra è, e resta, una montagna di merda. Non ci sono giri di parole. E chi non si schiera, chi sceglie il silenzio, a mio avviso diventa complice due volte: del dolore e dell’indifferenza.

Oggi sentivo il bisogno di dirlo. Di dirlo a me stesso, ai miei concittadini, a chi leggerà queste righe. Forse non cambierà nulla, ma almeno non resterà solo dentro di me.

Emanuele Rosato

Ciao! Sono Emanuele Rosato, giornalista mesagnese di nascita ma ormai trapiantato a Villa Castelli dal 2016. Sono appassionato di tecnologia, comunicazione e tradizioni, ma anche molto attento ai temi sindacali, alla tutela degli invisibili, all'ambiente, alla natura e alla rivoluzione green. Credo che sia importante dare voce a chi non ha voce e lottare per una società più equa e sostenibile. Nel mio giornale, condivido le mie riflessioni su questi temi e su molti altri. Ti invito a seguirlo per scoprire di più e unirti a me nella missione di costruire un mondo migliore per tutti.

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