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Le Ditte delle Luminarie a Villa Castelli degli ultimi 60 anni: dal Cav. Vincenzo Memmola, a Palmisano, a Parisi, a Fabrizio fino a Enzo Memmola LME

In questi giorni la nostra cittadina si prepara a mostrare l’abito più bello in occasione della “Feŝta Bònə” e non possiamo non parlare delle luci colorate delle luminarie pugliesi, “la villa” così definite nella lingua locale. Da quel che si ricordi più o meno, le luminarie a Villa Castelli, come le conosciamo oggi, dovrebbero essere giunte nello stesso periodo degli altri paesi. Al momento le foto più datate risalgono agli anni ’50/’60.

Nel corso dei decenni ci sono state installazioni di varie ditte, tra cui: “Palmisano” di Soleto (LE), “Nuova Elettro Luminarie” di Angelo Fabrizio di San Donaci (BR), “Lag Power Parisi” di Taurisano (LE) e fino ai giorni nostri, in particolare dal 2016 con Enzo Memmola LME di Francavilla Fontana e ricordiamo soprattutto suo nonno, nei primo del ‘900, il Cav. Vincenzo Memmola.

Le prime luminarie a led e non più a luce calda furono installate per la prima volta a Villa Castelli alla Festa Patronale del 2014, 11 anni fa, prima di quell’anno c’erano le classiche luminarie.

Processione lungo il Corso del 2 ottobre 1965, 60 anni fa. Foto esposta presso la Mostra Fotografica permanente dal 2012 nel Museo Archeologico di Villa Castelli.

Galleria di luminarie 1982, foto tratta della nostra Parrocchia San Vincenzo de’ Paoli “Voce Parrocchiale” in occasione della fine del parrocato di Don Antonio Ribezzi.

Anni ’70/’80, galleria in Corso Vittorio Emanuele II e Piazza Municipio.

Un breve cenno sulle “parazioni” come vengono definite nel Salento e sulle luminarie che magicamente illuminano le feste patronali del Sud-Italia da un paio di secoli…

Ricordiamo che la Capitale Mondiale delle Luminarie è Scorrano (LE), paesino salentino di 7000 abitanti circa. Ogni anno, nei primi giorni di luglio, si veste a festa con delle vere e proprie costruzioni per omaggiare la Patrona Santa Domenica.

Non può non mancare la cassarmonica, simbolo delle Feste Patronali!

E per voi quale anno ricordato maggiormente? Quale luminarie vi sono piaciute più di tutte? Ricordate altre ditte?

2012 tra le più belle di sempre, Ditta “Lag Power Parisi”, Taurisano (LE). Foto di Francesco Ligorio.

Ecco alcune interessanti informazioni specifiche sulla storia di questa lunga e grande tradizione artistica.

Tratto da un articolo del 2023 da un sito di una nota ditta www.paulicelli.it :

“Le Luminarie pugliesi sono un’importante tradizione culturale della Puglia ammirata in tutto il mondo e rappresentano una forma d’arte popolare che unisce devozione religiosa e creatività artistica,

Il termine luminaria, dal latino lumen, significa letteralmente “oggetto che diffonde luce”. Le luminarie venivano realizzate in cartapesta e sfoggiate durante le feste nel Rinascimento, mentre nel periodo barocco si montavano sulle facciate di chiese e cattedrali in segno di devozione.

Conosciute e apprezzate per la loro bellezza unica, in questo articolo di Paulicelli vogliamo raccontarvi qualcosa in più su questa “bellezza” Made in Puglia.

Storia delle luminarie

In origine le luminarie non erano altro che delle piccole lampade ad olio schermate da carta colorata. I primi prototipi li ritroviamo nel XVI secolo. Ispirandosi ai disegni per le decorazioni delle feste, di artisti del calibro di Bernini, Fontana, Pietro da Cortona e ancor prima Michelangelo, alcuni artigiani iniziarono a realizzare strutture illuminate con candele.

Le prime testimonianze delle luminarie in Puglia sono del 1600, per accompagnare le feste di paese. Semplici strutture formate da pali e archi in legno di abete, le cui forme richiamavano lo stile barocco che si stava affermando nella regione. Alle “parature” venivano appesi piccoli contenitori in vetro con olio per lampade e uno stoppino per l’accensione.

Evoluzione delle luci

Con il trascorrere del tempo gli artigiani si ingegnarono per realizzare qualcosa di più imponente e creativo. I bicchieri in vetro vennero sostituiti con lampade in terracotta inserite in cilindretti di carta bianca, rossa e verde; mentre, con l’avvento dell’elettricità e le lampadine ad incandescenza, nel‘900 le luminarie iniziarono a prendere una forma vicina a quelle odierne.

Luminarie, religione e feste pagane

Sin dall’antichità, la luce nei paesi cristiani simboleggia la presenza di Dio e le candele si accendevano per illuminare i luoghi di culto durante le celebrazioni liturgiche più importanti. Nel rinascimento le luminarie cominciarono ad essere esposte fuori dagli edifici religiosi, soprattutto in occasione delle feste dei nobili desiderosi di mettere “in luce” la loro ricchezza.

Oggi le spettacolari luminarie che ammiriamo in Puglia sono per lo più formate da lampade a LED accese da programmi installati su computer, in grado di creare veri spettacoli anche a ritmo di musica. Sono considerate delle vere e proprie opere d’arte amate in tutto il mondo.

Luminarie in Puglia

Ogni anno, molte città e paesi della Puglia organizzano spettacoli di luminarie in particolare durante le feste religiose o gli eventi culturali, quando vengono installate lungo le strade principali, nelle piazze e intorno alle chiese, dando vita ad atmosfere magiche e suggestive. Il Salento è la terra del Sud in cui la tradizione delle luminarie si è diffusa di più. Tra tutti i posti sicuramente il più famoso è Scorrano, tanto da essersi guadagnato l’ambito titolo di capitale mondiale della luminaria. Una storia narra che Santa Domenica, durante la peste, chiese agli abitanti guariti per sua intercessione di esporre una candela fuori dalla finestra. In poco tempo tutta Scorrano fu rischiarata dal calore delle piccole luci. A partire dal 5 luglio, in occasione della festa della santa patrona, il paesino si riempie di strutture illuminate a festa alte fino a 40 metri. L’evento prende il via con uno show artistico molto suggestivo, in cui le luminarie si accendono a ritmo di musica. Un’esplosione di luci colorate, un evento così famoso da richiamare gente da tutte le parti del mondo.

Le luminarie oggi

Tra le occasioni che hanno riportato agli onori della cronaca le luminarie pugliesi, ricordiamo la sfilata di Dior a Piazza Sant’Oronzo a Lecce, nell’estate del 2020, durante la quale le modelle hanno sfilato illuminate tra migliaia di lucine colorate. Le luminarie oggi, non le si vedono soltanto in occasione delle feste patronali, ma anche per creare atmosfere romantiche ai matrimoni o come oggetto di design molto ricercato e ambito, soprattutto all’estero. Grazie agli e-commerce si possono acquistare veri pezzi d’arte che contribuiscono a portare la storia e la tradizione del territorio pugliese nelle case di tutto il mondo. ”

Luminarie a led, Ditta Angelo Fabrizio di San Donaci (BR), foto di Francesco Ligorio, 2014.

Luminarie Ditta Enzo Memmola LME di Francavilla Fontana (BR). Foto di Francesco Ligorio, 2016. Da 9 anni a questa parte ci illumina con le sue luci.

Ditta Enzo Memmola, anno 2024.

Tratto da un articolo del 2021, www.inpugliatuttolanno.it :

“Indubbiamente l’elemento più significativo della festa patronale, sotto l’aspetto visivo, é quello delle luminarie: archi, cassarmoniche, spalliere, frontoni, gallerie, formano un coacervo talmente armonico e ben articolato sul piano dell’addobbo da lasciare ogni volta stupefatti anche gli spettatori più esigenti e incontentabili. Le ragioni di tanta fortuna sono molteplici. Anzitutto la luce e i colori, frutto delle capacità tecniche, artistiche e di buongusto dei paratori; poi l’architettura che, sul piano prospettico e scenografico, risolve problemi simili a quelli che affrontano i macchinisti teatrali dovendo obbedire alle stesse regole dì impostazione del lavoro. Infine la leggerezza e la stabilità dei materiali i quali resistono, di solito, con disinvoltura a pioggia, vento e temporali improvvisi mettendo, talvolta, a dura prova l’abilità e la perizia degli operatori. Esiste, inoltre, una ragione più

nascosta ma fondamentale per l’esistenza della festa: la tradizione e la sua vitalità che nel Mezzogiorno sono elementi decisivi per la conservazione dell’identità storico culturale del territorio. Da un punto di vista strettamente tecnico le luminarie, come spettacolo al buio costituito da un insieme di elementi figurati luminosi installati per l’addobbo delle città in occasione di festività particolari, nascono intorno agli anni ’30 del secolo scorso e si sviluppano parallelamente col potenziamento della rete elettrica di illuminazione pubblica in Italia. Ma l’elemento luminoso come componente dell’insieme dell’addobbo esisteva anche prima dell’avvento dell’energia elettrica.

A partire dal XVI secolo fino a tutto l’800 l’Italia ha conosciuto una fioritura di feste caratterizzate dalle parazioni che si sviluppano soprattutto a Roma e a Napoli dove assumeranno un’importanza talmente rilevante da coinvolgere i maggiori artisti del tempo: Bernini, Grimaldi, Pietro da Cortona, Rainaldi, Fanzago, Fontana e, prima ancora lo stesso Michelangelo, forniranno disegni, realizzeranno bozzetti, saranno i veri e propri registi delle feste affiancati nell’ideazione da letterati ed intellettuali di gran livello come Sforza Pallavicino, Emanuele Tesauro o religiosi di talento come il padre Andrea Pozzo. Insomma la festa ha un’origine affatto colta e coinvolge tutti gli strati della popolazione: dalle autorità religiose a quelle civili, dai nobili ai popolani, dai ricchi ai poveri.

A Lecce, la festa assume gli stessi caratteri della capitale del Regno e vi opereranno artisti come lo Zimbalo e il Cino. Costoro attorniati e seguiti da una miriade di operatori anonimi creeranno quell’humus diffuso in tutto il Salento sul quale crescerà quel gusto che poi diverrà la cultura della festa in Terra d’Otranto. Feste religiose, feste civili, vicende delle famiglie regnanti, tutto diviene occasione per fare festa. Ma questa per il popolo é occasione anche per lenire le fatiche del lavoro massacrante di tutti i giorni. Tutti i luoghi del potere religioso e laico insieme con il tessuto abitativo più povero si trasformano e danno la sensazione che la città viva un’atmosfera incantata che dura lo spazio effimero della festa. Ma l’ebbrezza del sogno ingenerato dalla festa non poteva scomparire del tutto: la magia degli archi, delle quinte di cartapesta e legno, delle tele dipinte, delle guglie decorate con festoni di stucco si imprimevano nella memoria collettiva e divenivano oggetto di discussione e di paragone ad ogni festa successiva. I bozzetti preparati per le parazioni si trasformarono in progetti che gli stessi artisti realizzarono in pietra; nuove chiese e nuovi palazzi mostravano chiari i segni di forme, decorazioni e arredi già visti nelle feste passate e che da elementi effimeri diventavano strutture architettoniche ed arredo fisso. Terra d’Otranto diviene, per almeno due secoli, un cantiere perenne nel quale trovano spazio operativo sia l’estro di artisti, artigiani e semplici maestranze (compresi ricamatori e musicisti) sia la voglia di ostentazione del potere da parte dei ceti sociali più elevati ed emergenti. Il tutto all’insegna della meraviglia. Ogni nuova realizzazione architettonica, scultorea, pittorica, urbanistica, tessile, musicale doveva provocare lo stupore, la sorpresa, lo sbalordimento in coloro che guardavano; insomma il popolo assumeva il ruolo di un immenso pubblico teatrale fisso che assisteva ad una continua serie di rappresentazioni che tendevano a divenire durature dopo essere state effimere.

Le nuove idee venute d’oltralpe alla fine del Settecento minano, per la prima volta, la graniticità della cultura tradizionale, quella che spregiativamente verrà definita dell’antico regime; vengono meno allora le condizioni culturali e politiche che avevano creato i presupposti per l’affermarsi della festa barocca e di tutte le sue manifestazioni. Una diversa visione dell’uomo e dei rapporti sociali si afferma in tutta Europa; la società diviene più laica passando attraverso un feroce anticlericalismo che, della nuova cultura, rappresenta l’elemento più largamente percepito nel mezzogiorno. Tra i ceti sociali della classe dirigente e il popolo si scava un solco profondo reso incolmabile dal fenomeno del brigantaggio prima e dalle mancate riforme poi. Avrà inizio, così, il declino di una forma d’arte che si aggraverà ancora con l’avvento dell’unità italiana e della biblica migrazione all’estero. Le grandi scenografie, gli spettacoli dì fuochi artificiali eseguiti di giorno su appositi spartiti musicali, le grandi processioni in pompa magna col coinvolgimento e la partecipazione di tutta la città saranno solo un ricordo sempre più sbiadito fino alla totale cancellazione dalla memoria.

La rinascita artistica di questa splendida tradizione, partendo da diversi presupposti culturali e utilizzando strumenti nuovi, si realizzerà nel Mezzogiorno attraverso il recupero di materiali e tecniche antichi utilizzati con sapienza e genialità, i paratori giungeranno all’elaborazione di una vera e propria nuova forma d’arte: le luminarie che vedono la componente luminosa, da elemento costitutivo, diventare preponderante conservando, ancora, quell’effetto di meraviglia che lo accomuna al passato.

A cura di Giovanni Giangreco”

 

 

 

 

 

 

Francesco Ligorio

Sono nato a Francavilla Fontana il 30/09/1999. Ho frequentato la scuola dell'infanzia presso l'asilo "Gianni Rodari" in Villa Castelli. Ho frequentato la scuola primaria presso il plesso "Don Lorenzo Milani" in Villa Castelli. Ho conseguito il Diploma di Terza Media presso l'Istituto Comprensivo "Dante Alighieri" in Villa Castelli. Ho conseguito il Diploma di Maturità Scientifica presso il Liceo Scientifico "F. Ribezzo" in Francavilla Fontana. Sono stato educatore presso l'Azione Cattolica della mio paese e ho lavorato presso il Centro Estivo "Robur Summer Camp". Ho avuto alcune esperienze come cameriere. Ho partecipato al Servizio Civile Universale al progetto "Agorà 2.0" promuovendo da sempre il territorio e la nostra cittadina. Attualmente studio presso la Facoltà di Beni Culturali all'Unisalento in Lecce. Gestisco le pagine social di Villa Castelli in Foto dal 2016 e dal 2021 faccio parte del blog LiCastelli.it Dal 2022 sono socio della Pro Loco di Villa Castelli. Amo la natura, la cultura, la fotografia, andare in bici, le tradizioni locali e tanto altro... Spero di avervi raccontato quasi tutto delle varie cose fatte fino a questo momento della mia vita. 😁😊👋🏻

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