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Il concittadino Vittorio Neglia (1919-2005), una vita per l’arte e i rapporti della sua famiglia con Benito Mussolini e Carlo Levi

LA STORIA DEL PITTORE VITTORIO NEGLIA (1919 – 2005) A 21 ANNI DALLA SUA SCOMPARSA

VITTORIO NEGLIA, un pittore che il pennello ha arricchito nel cuore.

La famiglia dei Neglia con unico ceppo diffusosi da Locorotondo a Villa Castelli agli inizi del 1800, era una famiglia composta da musicisti, pittori, sacerdoti, sindaci, muratori, insegnanti, medici e artisti.

Vittorio nasce a Villa Castelli, frazione di Francavilla Fontana, da Michele Giuseppe, nato a Manduria il 28.12.1875, che suonava nella banda cittadina “La Fanfara”, diretta da suo padre Giovanni Neglia, originario di Locorotondo, sposato con Concetta Infante.

Michele Giuseppe, in casa lo chiamavano solo Giuseppe, ebbe, dalla giovane e avvenente compaesana Gregoria Mancuso, condotta all’altare, dodici figli ed il Nostro Vittorio fu 11° di questa prolifica nidiata. Vittorio, che è nato in via San Giuseppe n.10, dove la famiglia aveva traslocato in una casa in fitto il 10.08.1918, ha frequentato le elementari a Villa Castelli e la sua aula era proprio nei locali dell’attuale Palazzo di Città. Il suo maestro fu Antonio Felle; insegnava allora anche Beatrice Stranieri che aveva preferito rimanere a Villa Castelli contrariamente alla sorella Bibiana, accasatasi a Francavilla.

Va detto che due fratelli prima di lui, prematuramente scomparsi, portarono lo stesso nome. Al fonte battesimale furono imposti i nomi di Vittorio, Luca, come il padrino, Attanasio ed Epaminonda. Se nell’ultimo dei nomi, quello di Epaminonda, c’era il presagio di ciò che sarebbe stato il modus vivendi del Nostro che “pauper iam a maioribus relictus” era stato, come appunto l’Epaminonda tebano di cui favella Cornelio Nepote, neÌ primo nome battesimale imposto dal padre, c’era evidentemente la certezza che Vittorio avrebbe vinto le notevoli e continue difficoltà che la vita gli avrebbe offerto, Essendo in costruzione l’attuale chiesa madre, fu battezzato nella vecchia chiesa, funzionante sul lato sinistro, adiacente all’ingresso posteriore del Palazzo di città. Il Nostro fece un disegno su cartoncino su come avrebbe voluto restaurarla.

Ho visto una vecchia foto di famiglia del 1912: Al centro in piedi è raffigurata la madre Gregoria con la mano destra appoggiata alla vecchia sedia in paglia su cui è seduta la piccola Maria nata nel 1910 a Brienza, paesino in provincia di Potenza,di 2 anni appena, che chiuderà poi la sua mortificata esistenza nel 2003 alla veneranda età di 93 anni. Sarà per il Nostro Vittorio una seconda madre. E solo quando mi ha parlato della sorella ha visibilmente pianto perché mi ha sottolineato l’ assenza dei nipoti, alle esequie della Zia. A 22 anni Maria fu colpita dalla polmonite e dopo essere stata al Vito Fazzi di Lecce, senza registrare alcun miglioramento, fu ricoverata per frequenti controlli, presso il sanatorio Caldarelli di Napoli per interessamento del Duce. Il padre Giuseppe infatti aveva scritto direttamente a Benito Mussolini che nel giro di 8 giorni accolse la domanda, mandando su tutte le furie Raffaele Ostillio, il primo podestà di Villa Castelli, che alle sue rimostranze, dal maestro Giuseppe si sentì rispondere: “Ho preferito la linea diretta, per non perdere tempo”.

Nella foto ci sono altri membri della famiglia: il fratello Nino giovanotto dodicenne nato a Manduria nel 1900, il fratello Luigi e la sorella Carmela nati a Fragagnano (TA), inoltre la sorella Nicolina nata nel 1904 e, spostandoci verso destra nella foto, seduto in modo patriarcale vediamo il nonno Giovanni, con alla sue spalle la zia Nicolina suonatrice di contrabbasso. Manca nella foto il fratello Alfredo nato a Manduria nel 1908 che sarà falegname di professione. (parte descrizione dell’opera “Ritratto della madre”).

Il Nostro si lega affettivamente sia al fratello Nino, che trasferitosi a Taranto il 17 marzo del 1918, frequenterà la scuola musicale della città per poi conseguire il diploma di compositore presso la prestigiosa Regia Accademia Filarmonica di Bologna, che era stata luogo di formazione anche del giovane Wolfgang Amadeus Mozart, e sia alla sorella Maria, poetessa, scultrice, e scrittrice di racconti: sono suoi, infatti, “I racconti della zia Mary”, un volumetto di 120 pagine, edito nel giugno 2003, pochi mesi prima della morte della stessa Maria, dalla UE Ursini Edizioni di Catanzaro. Il cui editore andò a ritirare l’ambito premio “Presidenza della Repubblica di Malta” (parte descrizione dell’opera “Ritratto di Maria”).

Il primo decennio del secolo appena trascorso fu caratterizzato da molte difficoltà economiche, tanto da spingere alcuni abitanti a cercare lavoro, emigrando all’estero, specie verso gli Stati Uniti d’America. Tra questi anche Giuseppe, il padre di Vittorio, sia pure per un anno, lasciando Villa Castelli dove aveva fissato la sua residenza in via Battaglia. Nel 1912 , infatti, finiva il sogno americano. Il padre ritorna dall’America, il paese si chiamava Est Liberty, senza aver trovato quella fortuna per la quale si era mosso con altri musicanti.

Il padre ritorna in Italia, perché comincia a sentire vacillare le sue gambe cbe lo avrebbero poi bloccato definitivamente su una sedia per gli ultimi 15 anni di vita, fino a quel giugno 1940, quando lo coglie sorella morte corporale.

L’8 marzo del 1928 si abbatte sulla famiglia una nuova sciagura che sconvolge l’animo sensibile di Vittorio: gli muore, di tubercolosi polmonare, (così scrisse nel referto il giovane dott. Vincenzo Cozzolino, ostunese, che da qualche anno aveva fissato la sua residenza in Villa Castelli), il diletto fratello Giovanni, detto Nino, che era divenuto anche valido maestro di Musica, nonché compositore ed armonizzatore di musiche di autori melodrammatici famosi.

In casa si respirava aria musicale, perché i sette fratelli di nonno Giovanni, suonatore di sassofono, e direttore di banda erano musicisti: ricordo Carlo, Luigi, Francesco e Nicolina. Il padre Giuseppe che suonava la cornetta seguì le orme del nonno di Vittorio, divenendo poi anch’egli direttore di Banda. Diresse la banda musicale di Taranto intitolata a Mario Costa; e così fu per suo fratello Luigi, suonatore di corno, che fu anche pittore e per il fratello, primogenito maschio, Nino appunto, al cui nome si volle dedicare Ï’attuale banda di Villa Tra le Castelli, opere di Nino, composte quasi tutte a Villa Castelli, diretta dal maestro Vito Bernardino Ciracì.

Tra le opere di Nino, composte quasi tutte a Villa Castelli, mi piace ricordare:

1. Pastorale per l’anno 1923 TA 20.11.1923 Guida per P.B.(Piccola Banda) ;

V.C. 08.01.1917 Messa breve ;

V.C. Un coro all’alba V.C. 04.07.1919 Tempo di marcia sinfonica ;

V.C. 25.04.1924 Marcia sinfonica Visioni e pensieri ;

V.C. 16.10.1925 Alba ridente Marcia sinfonica ;

V.C. 04.12.1925 Marcia sinfonica Al presidente Mastroianni Salvatore e sigg. componenti la commissione del concerto musicale Fascista- Celino (CS) ;

V.C. 27,05.1926 I critici . Tempo di marcıa sinfonica per Piccola Banda/ per Banda ;

(Il suo timbro, impresso sulle pagine ingiallite degli spartiti amorevolmente custoditi da Vittorio, è un ovale che riporta su quattro righe: “Giovanni Neglia / Maestro di musica/ Villa Castelli”. Al secondo rigo c’è il disegno di uno strumento: la Lira).

Un mese prima di quell’8 marzo 1928 Nino ricevette, a detta di Vittorio, la visita di Carlo Levi (1902-1975),che voleva fargli musicare una sua opera. “Prega Iddio che i0 viva- gli disse Nino-, e faremo la tua e la mia fortuna”. Levi, che aveva la passione per la pittura e per la musica (conosceva Massimo Mila), e che legherà la sua fama di scrittore al Cristo si è fermato ad Eboli del 1945, soggiornè proprio nel 1928 a Parigi, aprendosi alle esperienze postimpressioniste.

Il giorno del funerale fu una processione, Il feretro si fermò più volte lungo il tragitto sia per ricevere omaggi floreali, sia perché la gente volle ascoltare gli elogi funebri che si levarono sinceri da parte dei notabili della città: da Adolfo Lamarina sposato con Concetta Ligorio, al Formosi di Francavilla. La cura consigliata dal compare Luca, farmacista, fu ritenuta dal medico Mobilio di Taranto valida in sé,ma eccessiva nelle dosi. Evidentemente l`amico farmacista intendeva salvare il già segnato compare con forte terapia d’urto. una “Cosa far fare al piccolo ragazzo,che ancora frequenta le Elementari?”, si chiesero i due genitori. Lo misero a bottega da un barbiere, ma il ragazzo si accorse subito che questo mestiere non era per lui.

Il padre Giuseppe, ogni tanto, veniva chiamato a Taranto dal Circolo dei Marinai in congedo, per dirigere alcuni concerti Veniva preso in Carrozza e trasportato con la sedia sul podio, da dove dirigeva, tra gli applausi spontanei, il locale concerto bandistico.

A 14 anni, il 28 agosto 1933, trasferitasi la famiglia definitivamente a Taranto, per interessamento di un cognato materno, il nostro Vittorio, classificato nella scheda anagrafica come “pittore”, viene messo a bottega presso i maestri decoratori, i fratelli Francesco e Giovanni Adamo. Puntuali ed esigenti erano nei rapporti di lavoro così come lo erano nei pagamenti. Vittorio si sentiva a suo agio

Qui il Nostro scopre la bellezza del colore e in particolare si innamora dell’azzurro. Tanto che la sua prima boccetta di colore sarà appunto di colore azzurro che la notte custodirà gelosamente e con amore sotto il cuscino: l’aveva pagata 80 centesimi di lire.

È il colore che ritroveremo spesso nelle sue tele: simbolo di cielo, di amore sconfinato che si eleva dalle miserie e tende verso gli spazi infiniti del creato in cerca di pace e tranquillità. Oggi, vecchio dai capelli fluenti di un bianco ingiallito dal tempo, Vittorio ricorda con commozione la figura paterna e alla mia domanda perché ci sono spesso i gatti nelle sue tele, la risposta, con gli occhi lucidi di amore e, se volete, di pianto nostalgico, è immediata e inaspettata: “Perché mi hanno spesso salvato. “Cosa vuol dire maestro?” – gli chiedo ignaro e curioso. E lui pronto: “Quando ritardavo dalla bottega mio padre mi rimproveraya e spesso mi dava dei ceffoni. E siccome non poteva alzarsi dalla sedia dovevo io avvicinarmi due metri della stanza. Impiegavo un’ora per fare i due metri della stanza, aumentando la sua collera, e naturalmente la gattina che avevamo in casa sentendo tutto il baccano usciva immediatamente e mi saltava addosso come per proteggermi e spesso quando giungevo davanti a quella sedia arrivavo come dire graziato”.

Il giovane Vittorio nel 1940. a ventuno anni, rimarrà orfano di padre, e dieci anni dopo di madre. Una madre che ha sempre amato e per la quale molto si prodiga. A dimostrazione un episodio occorso qualche giorno prima del mio incontro con lui. Aveva realizzato da poco una statua in creta, e se la stava ammirando nelle fattezze terminate. Quando si è accorto che gli si era sfilato dal gracile dito l`anello, ricordo ultracinquantenario della madre, non ha esitato a disfare la statua, per felicemente recuperare questo segno di amore e di attaccamento alla vita.

Il 10 giugno 1940 l’Italia entra in guerra, senza una preparazione adeguata, e l’ avventura fu meno facile di quello che il crollo francese poteva far credere. Nonostante che in casa ci fosse un papà paralizzato, una sorella dalla malferma salute ed una mamma disoccupata, il Nostro è chiamato ugualmente alle armi. Viene mandato di stanza ad Orbetello, in provincia di Grosseto.

Lì, presterà servizio di fureria, ma il suo cuore pulsava per la famiglia. I sergenti gli davano la fotografia delle loro ragazze ed il Nostro fissava sulla tela le giovanili sembianze ricevendone in cambio £. 50 che venivano subito inviate alla famiglia che versava in disagiate condizioni economiche e di salute. Gli altri fratelli erano spariti, perché avevano famiglia ed evidentemente non riuscivano di loro a tirare avanti in quegli anni che furono di guerra e di miserıa. Il capitano Micheli, un giorno chiamandolo d’urgenza lo invita a partire con il primo accelerato e con il primo treno diretto, da Roma verso casa, perché il papà non stava bene. Gli diedero il biglietto già pronto e Vittorio non scorderà mai quella carezza sul capo fatta dal capitano, che tanto somigliava al suo papà Giuseppe, che lo invitava ad essere tranquillo Quando giunse a casa e vide la porta socchiusa, intuì la tragedia e, il giorno dopo, la sepoltura avvenne in una tomba allagata dalla pioggia battente della notte precedente. Quando le truppe alleate risalirono la penisola, portandoci a quel 25 aprile 1945, Vittorio riprese nella sua Taranto il vecchio mestiere di decoratore edile.

Nel 1956 realizza la grande tela cm. 160x 110, raffigurante la Chiesa di San Domenico in Taranto. Opera su tela di iuta, trovata sulla portaerei durante la fine della seconda guerra e portata a terra dopo essere stata arrotolata intorno alla sua gracile vita. (Descrizione opera).

Nel 1965 porta a compimento la Natività, cm. 250×170 (descrizione opera).

Dal 1964 al 1966 affresca, lavorando saltuariamente, il soffitto di due stanze e le pareti dell’ingresso dell’abitazione del dott. Giuseppe Giovane che aveva fissato in via XX settembre il suo futuro nido d`amore. Vittorio regalerà agli sposi come dono di nozze un Mare tempestoso che presenta all`orizzonte quattro vele che tranquillamente prendono il largo. Vittorio che firma, e in genere non sempre date le opere, fece un`eccezione: volle ricordare il giorno delle nozze scrivendo. caso unico riscontrato. giorno mese ed anno. Nel 1970 apre la Galleria “Raffaello” a Taranto in via Puglia. Un antiquario, che aveva il suo negozio nei pressi, gli ordinava copie di opere di Raffaello e di Tiziano che poi vendeva ai suoi clienti senza che al Nostro rimanessero molti utili. Molte volte Vittorio ha ricevuto, per la sua eccessiva bontà e ingenuità, direi forse più correttamente dalla sua semplicità di cuore che non riesce a vedere il male altrui, ha ricevuto, dicevo, fregature da persone che, spesso per intervento di altri, si son rivelate successivamente,voraci avvoltoi. Nel 1974 firma la tela rappresentante esternamente la lunga Navata centrale della cattedrale di San Cataldo, con le sue tegole rosse, e l’alto campanile quadrato, vista dal palazzo del barone Pantaleo, esattamente come l’aveva fissata nel disegno del 1955, decorando in stile settecentesco i soffitti di detto palazzo al servizio della ditta Rizzi/Schirone. Il disegno lasciato sul cantiere era sparito ad opera di Vincenzo Adamo, e lo aveva ritrovato qualche giorno dopo a casa del vecchio titolare, dove si era recato per lavoro, riprendendoselo furtivamente.

L’unico anno felice, forse, della sua vita sembra essere stato il 1985, un anno fissato nel calendario, senza tempo, riprodotto all’interno di un quadro raffigurante una Natura morta cm.70×120, dove convivono in un meraviglioso accostamento policromatico pesci e prodotti della terra. Stupende e palpabili ie violacee cipolle, appese nelle loro tuniche carnose. Gli chiedo: “Ma di che anno è il quadro?”. Le sdrucite e sporche pieghe disegnate del calendario, più volte consultato. mi fanno pensare ad una data senza tempo. ‘E vero – mi dice – il 1985 indica l’anno in cui ho cominciato la tela”. Unico momento di felicità che riesco a cogliere nella notizia. Mi spingo a chiedergli: “Ma come vivi?”. “Sono stato decoratore edile” mi risponde con la fierezza di chi ha compiuto sempre il suo dovere correttamente, meritando una medaglia in bronzo nel 1936, a soli 17 anni, (la medaglia riproduceva la maschia effigie del Duce – siamo all’anno della proclamazione dell’impero), e una medaglia d’argento dalla Camera artigianale sul finire degli anni ’50, e nel 1985, appunto, la pensione, che gli avrebbe segnato, pur nella esiguttà dell’importo, la fine della continua preoccupazione di soddisfare con dignità il vivere quotidiano Vittorio ha partecipato ad alcune MOSTRE

Ricordo quella nella sua Villa Castelli nel 1944 alla fine potremmo, quasi dire, del secondo conflitto mondiale, (proprio il 23 novembre, giorno della mia visita alla galleria di Villa Castelli, è morto Ancel Keys il famoso dietologo di Minneapolis che nel 1941 inventò per il Pentagono la famosa razione “K”, così detta, per i soldati impegnati nella 2^ guerra mondiake. Era formata, ricorderete, da Biscotti secchi, barrette di cioccolata e insaccati), poi ancora nel suo paese natìo nel 1971 9 e 1974 ed’ora, dopo trent’anni, in questa Galleria che sarà la sua permanente. E ancora recentemente, le estemporanee di Paestum; di Pulasano, di Taranto e di Mottola (TA). Ha partecipato alle varie edizioni della “Mostra Internazionale di Pittura”, svoltesi a Mottola, organizzate dal sig. Giovanni Rogante. Il 06.01.1979 si svolse la 13^ edizione ed il Nostro ritirò il premio per il quadro dal titolo: Uliveti di San Vito. Si tratta di una grande coppa esposta nella galleria “Taras” di Taranto di Flavio Scrimieri, un giovane gallerista suo amico da almeno trent’anni, e testimone nel giugno 2003, sindaco Vitoantonio Caliandro, della donazione al Comune dei primi 29 quadri di Vittorio. I quadri della seconda donazione, su delega del sindaco, sono stati schedati, nel suo temporaneo impiego presso il Comune, da Enza Schiavoni, artista dal carattere tenace, alla quale va riconosciuto lindiscusso merito di aver voluto, con determinazione e caparbietà, direi quasi affettiva, rivelando tra l’altro notevoli capacità organizzative, questa splendida serata in onore di un nobile, suo e mio, concittadino. È lei che si è prodigata per farmi incontrare Vittorio, ed altre persone di Villa Castelli, che in qualche modo potevano fornirmi tessere importanti per comporre lo splendido mosaico di quest’uomo semplice e dal cuore grande che mi aveva profondamente commosso.

Non è possibile datare tutte le opere di Vittorio, perché spessissimo sono prive di data, e la memoria non aiuta a ricostruire puntualmente un vissuto, dedicato, con amore e passione sentita, all”arte pittorica. Limitando la nostra analisi ad alcune opere in esposizione, (tralasciamo le decorazioni e le tele non viste, perché donate o vendute, alcune sono in Svezia, altre in abitazioni private non solo di Villa Castelli), potremmo raggruppare la sua considerevole produzione pittorica, che si aggira su oltre mille opere, in base ai seguenti quattro elementi:

1 – A Tema Musicale. La presenza del fratello Nino è stata determinante per il Nostro che è rimasto sempre legato al fratello prematuramente scomparso. Elenco dei titoli delle varie opere senza riportare la lunga descrizione che c’è nell’opuscoletto.

• Tramonto dell’Umanità -8.3.1971 cm. 80×100 ;

• Mesto ricordo cm.100×120 ;

• Verdi 2000 ;

• Casa di Beethoven -cm. 70×100 ;

• Ritratto di Eleonora Duse – 1975 cm. 40×50 ;

2 – Nature Morte

• Natura morta cm. 57×82. su masonite. La Natura morta raffigura ravanelli, verdura, con un porta fiori che contiene 5 garofani, il suo fiore prediletto.

• Natura morta -1975 cm. 70x 85

• Natura morta -1985/1990 cm. 70x 120.

3 – Quadri su Villa Castelli (BR) e Grottaglie (TA)

• Ingresso a Villa Castelli da via Ceglie Messapica – 1956 ect…

Tratto da alcuni estratti dell’opuscoletto “VITTORIO NEGLIA un pennello… un cuore” galleria d’arte comunale COMUNE DI VILLA CASTELLI ASSESSORATO ALLA CULTURA, 2004: “Volendo l’Amministrazione Comunale organizzare una serata speciale che ricordasse la devozione dei 37 quadri che Vittorio NEGLIA ha inteso fare alla città che gli ha dato i natali il 2 giugno 1919, 85 anni or sono, ho visitato su invito della pittrice Enza Schiavoni la quadreria, martedì 23 novembre 2004, accompagnandomi con l’amico Pinuccio Marinosci, affermato pittore francavillese, anche per avere uno scambio di vedute.

Francesco Ligorio

Sono nato a Francavilla Fontana il 30/09/1999. Ho frequentato la scuola dell'infanzia presso l'asilo "Gianni Rodari" in Villa Castelli. Ho frequentato la scuola primaria presso il plesso "Don Lorenzo Milani" in Villa Castelli. Ho conseguito il Diploma di Terza Media presso l'Istituto Comprensivo "Dante Alighieri" in Villa Castelli. Ho conseguito il Diploma di Maturità Scientifica presso il Liceo Scientifico "F. Ribezzo" in Francavilla Fontana. Sono stato educatore presso l'Azione Cattolica della mio paese e ho lavorato presso il Centro Estivo "Robur Summer Camp". Ho avuto alcune esperienze come cameriere. Ho partecipato al Servizio Civile Universale al progetto "Agorà 2.0" promuovendo da sempre il territorio e la nostra cittadina. Attualmente studio presso la Facoltà di Beni Culturali all'Unisalento in Lecce. Gestisco le pagine social di Villa Castelli in Foto dal 2016 e dal 2021 faccio parte del blog LiCastelli.it Dal 2022 sono socio della Pro Loco di Villa Castelli. Amo la natura, la cultura, la fotografia, andare in bici, le tradizioni locali e tanto altro... Spero di avervi raccontato quasi tutto delle varie cose fatte fino a questo momento della mia vita. 😁😊👋🏻

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