Villa Castelli in visita alla “Regina delle Feste Patronali”, San Trifone Patrono di Adelfia
Un gruppo e una piccola parte della Pro Loco della nostra cittadina, quest’oggi, 10 novembre 2025, pur essendo un giorno lavorativo e infrasettimanale, si è recato presso Aldefia – Montrone, in provincia di Bari. Con i suoi 17.000 abitanti all’incirca riesce ad’attrarre migliaia di fedeli e visitatori da tutta Italia e non solo durante i giorni di Festa Patronale che si tengono i primi giorni di novembre.
Anche se ieri questa città e gran parte della Puglia, sono stati interessati da violenti acquazzoni che hanno creato molti disagi e imprevisti poco piacevoli come allagamenti e cedimenti del manto stradale in alcune zone ma fortunatamente non ha inciso in maniera importante sui Solenni Festeggiamenti in onore del Santo Patrono San Trifone.
La giornata è stata serena e fresca.
Il gruppo di villacastellani ha potuto godersi questa grande festa dato che durante la nostra Festa Patronale dei primi di ottobre, ha piovuto ininterrottamente per giorni, annullando quasi tutto.
È definita la “Regina delle Feste Patronali” perché possiamo dire che è quella che chiude tutte le feste che si svolgono da dopo Pasqua, durante l’estate e fino a questo periodo dell’anno.
Decine di stand di concerti bandistici, gare pirotecniche di fuochi diurni e notturni, grande fiera per le vie cittadine e il culto di San Trifone, fulcro della festa ma scopriamo meglio le origini di questo santo e si Adelfia…



Tratto dal sito del Comitato Feste www.adelfiacomitatosantrifone.it :
“Storia di Canneto
Sebbene alcuni reperti attestino la presenza presso Canneto di insediamenti umani e di una necropoli della vicina Celiae risalente all’età messapica, per la storiografia ufficiale Canneto nasce nella seconda metà dell’XI secolo. Secondo quanto riportato dalla storiografia settecentesca curata dal marchese di Canneto don Cataldo de Nicolai, nel corso della campagna militare condotta da Roberto il Guiscardo e finalizzata alla conquista della città di Bari (1067-1071), il messinese Giosuè Galtieri insieme ad alcuni compagni trovò un canneto dal quale poté approvvigionarsi di grandi quantità di canne, con le quali furono costruite più di 200 capanne necessarie all’esercito nel suo assedio alla città. Quando Bari capitolò, Roberto, che ne divenne duca, ricompensò Giosuè Galtieri per i servigi resi infeudandolo dell’area, Cannitum, nella quale aveva reperito il materiale di costruzione. Galtieri sposò la tarantina Beatrice Curcelli. Una loro figlia, Stella Beatrice, sposò il napoletano Alfonso Barbiano, che ottenne così la baronia di Canneto e vi costruì il palazzo baronale. Nel 1186 venne costruita la cappella della Madonna della Stella, ex voto per l’insperata guarigione di Stella Beatrice. Ultima famiglia a detenere la signoria di Canneto fu quella dei Nicolai, cui apparteneva don Cataldo, primo autore delle memorie storiche dei due borghi limitrofi.
Storia di Montrone
Secondo quanto asserito nel Settecento da don Cataldo de Nicolai, Montrone sorse nel 982, il commerciante bizantino Roni Sensech, in fuga da Bari sotto l’incalzare delle truppe longobarde, si stabilì su un’altura poco vicina, che si presentava particolarmente adatta al pascolo e al commercio del bestiame. Nacque così il villaggio di Mons Roni. Tra i suoi primi abitanti, vi era un sacerdote bizantino che in una delle tre grotte della luogo dipinse una Natività. In corrispondenza di quella grotta nel 1086 fu edificata la cappella detta Madonna del Principio, consacrata poi dall’arcivescovo di Bari Ursone. nel 1167 Guglielmo II il Buono riconobbe l’università di Montrone e la diede in feudo a Goffredo Tortomanni, cui succedette Pasquale de Palma. Nel 1276, Rodolfo de Colant, luogotenente di Carlo I d’Angiò, vendette il feudo alla famiglia Sparano di Bari, che nel 1339 lo cedette al notabile napoletano Gualtieri Galeoti. I suoi successori lo alienarono in favore di Gualtiero di Aspruch nel 1380. Nel 1390, divenne possesso del notabile barese Nicolò Dottula che dotò il borgo di un castello turrito, nucleo dell’attuale palazzo marchesale, e ne mantenne il possesso fino al 1417. Il nuovo feudatario, Nicolò Fusco di Ravello, nel 1423 vendette Montrone al nocerino Niccolò Offieri. I suoi discendenti lo alienarono nel 1481 in favore del conte di Conversano Giulio Antonio Acquaviva. Dal 1519 al 1629 il feudo fu posseduto dalla famiglia Galeoti. Successivamente andò al principe di Valenzano Aurelio Furietti, prima che ne entrasse in possesso la famiglia bolognese dei Bianchi (1698), che nel 1790 cambiò il proprio nome per via dotale in Bianchi Dottula. Il 5 aprile 1799, in seguito all’uccisione del trombettiere dell’esercito napoleonico, di passaggio in Terra di Bari, ad opera di un montronese di fede borbonica, furono uccisi 83 cittadini, inclusi quelli che si erano rifugiati nella cappella della Madonna del Principio. Con il ritorno dei Borbone fu innalzata una croce a memoria dell’eccidio.
Nascita di Adelfia
I comuni di Montrone e Canneto, non distanti l’uno dall’altro, mantennero la propria autonomia amministrativa sino al 29 settembre 1927, quando il decreto n. 1903 firmato da Vittorio Emanuele III ne sancì l’unione sotto il nome di Adelfia dal greco “Adelphos” che significa fratelli. Nonostante la prossimità dei due centri, vi erano spiccate differenze nelle popolazioni – ad esempio sotto il profilo delle tradizioni e del dialetto – che per alcuni decenni si sono tradotte in un forte campanilismo che ha reso difficoltosa la nascita di un’identità cittadina unitaria.


Festa di san Trifone martire
La festa più importante di Adelfia, è la venerazione di San Trifone, patrono di Montrone che secondo la tradizione protesse il paese durante l’epidemia di peste del 1691 e scacciò un’invasione di cavallette. L’evento è ricordato nell’iconografia del santo, che presenta sempre una cavalletta sulla lancia. La festa si celebra ogni anno dal 1º all’11 novembre e in particolare nei giorni conclusivi, per la sua celebre gara di giochi pirotecnici, fa convergere nella città molti turisti provenienti da tutta Italia. Sin dal primo giorno, la Bassa Musica di Adelfia, localmente nota come u Tammorre (“il Tamburo”), percorre giorno e notte il centro abitato suonando instancabilmente pezzi popolari, tra i quali l’intramontabile “Marcie du ciuccie” (“Marcia dell’asino”). La sera del 9 novembre il quadro del santo viene portato in processione fino in piazza e si procede al lancio della mongolfiera. Da quel momento la serata si anima con i concerti di diverse bande giunte ad Adelfia per l’occasione, i quali si protraggono fino a notte inoltrata. Il giorno successivo, alle 4 di notte, un colpo secco sparato da un mortaio di 12 cm di diametro sancisce l’inizio della giornata clou: molti fedeli raggiungono quindi la chiesa di San Nicola per assistere alla prima messa, alle 4.30. I concerti bandistici, dalle 10, e la riffa, ossia un susseguirsi di offerte dei fedeli che desiderano portare a spalla la statua del santo, precedono la processione. Questa percorre le vie cittadine accompagnata – tra gli altri – da molti bambini che per devozione familiare indossano abiti analoghi a quelli del santo. Alcuni dei bambini accompagnano la processione su cavalli bardati a festa. La consegna delle chiavi della città da parte del sindaco chiude la processione. Nel pomeriggio ha luogo la celebre gara pirotecnica, della durata di circa tre ore. A conclusione dei festeggiamenti, l’11 novembre la processione percorre nuovamente il paese, e la statua del santo è portata a spalla dagli emigranti tornati ad Adelfia. La domenica successiva alla festa, detta “San Trefon ‘iinde a ua’ ‘nnicchie” (“San Trifone nella nicchia”) gli adelfiesi festeggiano la posa della statua del santo patrono nella nicchia della chiesa di San Nicola, dove resterà per l’anno a venire. Dal punto di vista gastronomico, nel giorno di san Trifone l’avventore si trova coinvolto in una sorta di “sagra dell’agnello” ove si possono degustare presso le rosticcerie allestite per strada, delle “costatine scottadito” e delle frattaglie alla brace (“‘nghimmiredde”), accompagnate da costine di sedano e fette di provolone oltre che dal vino locale.
E’ stata eseguita una completa o parziale ristrutturazione del colonnato pentagonale, oltre alla semicampata occidentale che ha conservato integralmente la pianta del XVI sec.
La cattedrale è stata solennemente consacrata dall’Arcivescovo Mons. Josip Bozanic, metropolita di Zagabria nel settembre del 2000.
Culto di San Trifone nel Meridione d’Italia
Mentre il culto in Oriente è iniziato già dal IV secolo proseguendo fino ad oggi, il culto in Occidente si può dire sia iniziato nel X secolo, proprio con l’anno 809 in cui Cattaro divenne punto centrale di tale diffusione con la presenza delle reliquie del Santo e la grande devozione dei cattarini per esse. Nel meridione poi nel XII secolo furono stipulati, tra le città delle due coste dell’Adriatico Cattaro e Bari, trattati commerciali. Così Cattaro, Spalato, Durazzo e Valona divennero tra il XII e XIII secolo i collettori delle principali vie commerciali transbalcaniche. Anche a Roma il culto si sviluppò ed a San Trifone venne intitolata la Chiesa consacrata nel 961 in Posterula sotto Papa Giovanni XII e un’altra edificata nel 1113 in piazza Fiammetta.
L’inizio del culto di San Trifone in Puglia può collocarsi nell’anno 1172 quando la Diocesi di Cattaro fu incardinata nella Metropolia di Bari rimanendovi fino all’anno 1828 ed a tal proposito nel libro “Memorie dell’archivio capitolare” di Mons. Luigi Stangarone pag. 45 viene citato l’ordine di disposizione dei vescovi suffraganei della Chiosa di Bari, nella celebrazione dei Concili Provinciali.
Al centro ponevasi l’arcivescovo di Bari, alla sua destra sedevano i vescovi di Giovinazzo, Bitonto, Molfetta, Bitetto, Ruvo, Lavello e l’Abate di Santa Maria de cripta maiori mentre, alla sinistra si disponevano i vescovi di Conversano, Polignano, Canne, Salpi, Minervino, Cattaro, l’Abate di S. Angelo di Ceglie e l’Abate di San Nicola di Ceglie. La presenza del Vescovo di Cattaro all’interno della Metropolia di Bari ebbe come conseguenza la maggior conoscenza e devozione verso San Trifone portando anche ad un notevole interscambio culturale ed artistico.
Infatti nella Cattedrale di Cattaro fu edificato l’altare maggiore con un ciborio che prendeva a modelli il ciborio della Chiesa di San Nicola di Bari (prima metà del XII secolo, quello della Cattedrale barese (1230) e quello della Cattedrale di Bitonto (1240) ma il manufatto cattarino certamente li superava tutti per grandezza e maestosità. L’altare ed il ciborio, vero capolavoro dell’arte romano-gotica fu consacrato dal vescovo cattarino Dominio nell’anno 1362. Ma il culto di S. Trifone, nei secoli XV e XVI si sviluppò anche in altre città come Venezia che diede vita, a cura di immigrati dalmati, ad una “scuola” intitolata ai santi Giorgio e Trifone avente sede nella Chiesa di San Giovanni del Tempio. Analogamente il culto si diffuse anche a Mestre dove, nella Cattedrale di San Lorenzo venne collocata una statua di San Trifone mentre nel 1580 venne dedicato a San Trifone un altare nella Cattedrale di Palermo.
In considerazione delle origini di S. Trifone a Frascineto (Cosenza) sin dal 1700 San Trifone viene invocato quale protettore delle campagne.
Anche Alessano (Lecce) edificò un altare nella propria Cattedrale a S. Trifone eleggendolo a Protettore della città nell’anno 1701. Il culto del Santo è sviluppato anche nella zona di San Severo, Marzano di Nola, Tremonti, Nardo (1721), Pulsano (1822) e Galatina e Cerignola.
Culto di San Trifone in provincia di Bari
Anzitutto ricordiamo la diocesi di Cattaro suffragania alla Diocesi di Bari, in cui era spesso presente il Vescovo di Cattaro. Le notizie più antiche sul culto di San Trifone ci portano a Ceglie del Campo, ove già nel 1326 c’era una cappella a lui dedicata. Nella stessa Bari, nella chiesa di San Gregorio adiacente alla Basilica di San Nicola, nel 1618 un altare in pietra era dedicato al Santo.
Casamassima fino ai primi decenni del XX secolo lo annovera tra i patroni minori, insieme a S. Sebastiano e S. Rocco.
Da Montrone poi è nata la devozione in Bisceglie dove nasceva nel 1939 una associazione di San Trifone con una forte componente di pescatori. Nel XX secolo un cittadino di Toritto portò la devozione di San Trifone di Montrone nel suo paese facendo plasmare una statua in carta pesta simile alla statua venerata a Montrone, custodita nella chiesa di San Giuseppe. Negli anni novanta gli emigranti montronesi facevano costruire un’immagine di San Trifone a Los Angeles (U.S.A.) e dove viene celebrata la festa nella Domenica precedente il 10 Novembre con una processione.
Culto di San Trifone a Montrone
Nell’anno 982 circa fu fondato un paese denominato (Monte Roni) Montrone.
Negli anni successivi la presenza di un prete greco ortodosso) che nella primitiva grotta dipinse un’immagine della Sacra Famiglia, certamente conosceva San Trifone venerato a Costantinopoli ed in Oriente ed introdusse il suo culto presso i primi abitanti del villaggio formato di 31 persone. Nel 1519 feudatario con fissa dimora a Montrone è Giambattista Galeotta che fece ingrandire la Cappella del Principio costruita nel 1086 con la costruzione di altri due altari, uno dei quali dedicato a San Trifone ed in tale occasione fu riscoperta l’immagine della Sacra Famiglia dimenticata nella grotta sottostante.
Nel 1667, come si legge nella relazione della visita pastorale eseguita dal vescovo di Bari, Giovanni Granafei, nella cappella del Principio c’era un altare dedicato a San Trifone, altare che fu demolito per ordine dell’Arcivescovo di Bari Muzio Gaeta nel 1750, perché trovato in stato di abbandono.
Forse da allora l’immagine del Santo, quadro o statua, fu trasferita nella Chiesa Madre. In quella relazione del 1750 San Trifone, insieme a San Rocco, è indicato come protettore del paese. Risulta anche, dai registri di matrimoni, che già dal 1761 la giornata del 10 novembre, festa del Patrone, era considerata giornata festiva di precetto come la domenica. Risale a quegli anni la grande tela del XVIII secolo che raffigura San Trifone con San Rocco e gli appestati, dipinta dopo la peste del 1770 che divampò in terra di Bari, che reca in mano il paese in segno di protezione. Questo avvenimento della guarigione dalla peste ritenuto miracoloso aumentò la devozione, nel 1783 lo scultore andriese Riccardo Brudaglio scolpisce la statua lignea raffigurante San Trifone e che si venera nella nostra Chiesa Madre ancora ai giorni nostri.
Il Santo è presentato come guerriero, a differenza del dipinto in abiti civili, sono le due stesse immagini di Cattaro che pur guerriero era stato prima contadino.
Nel 1837 viene richiesta dal Vescovo di Gallipoli Mons. Giuseppe Giove, oriundo di Santeramo in Colle al vescovo di Cattaro una reliquia ricevuta nel 1839 come risulta dalle due lettere originali custodite dall’archivio di Cattaro e di Montrone e dalla bolla di consegna della Sacra Reliquia datata 25 gennaio 1839. con cornici in oro zecchino. I lavori furono eseguiti dal pittore Bernardo Caprioli & Figli da Bari.
Ora domina nell’abside il grande Crocifisso scolpito in legno da scultore di Val Gardena ed offerto dai fedeli montronesi nel dopoguerra, forse nel 1950. a conclusione dei ritiri di perseveranza.



SAN TRIFONE
Un capitolo a parte merita il nostro santo Patrono. Nella chiesa madre si venera la statua lignea. opera dello scultore andriese Riccardo Brudaglio, del 1783. come si legge su un lato della base.
In occasione della festa viene esposta alla venerazione dei fedeli una teca d’argento contenente una piccola reliquia del Santo, donata dal Vescovo di Cattaro. in Dalmazia, tramite il vescovo di Gallipoli, mons. Giuseppe M. Giove, oriundo di Santeramo in Colle, nel 1839; come si ricava da un documento conservato nell’archivio parrocchiale. Abbiamo così già due date fondamentali sul culto di san Trifone: 1783 e 1839. Ma, ci si domanda, quando ebbe inizio il culto del Santo? Per rispondere occorre tener presenti altre notizie. Molto probabilmente ebbe inizio durante la peste del 1656 che colpì oltre i due terzi delle nostre popolazioni. Nei nostri libri di battesimo il nome Trifone appare per la prima volta il 2l-l-1661, però come secondo nome; solo dopo un secolo, nel 1764 appare come primo nome.
Risulta anche che nella cappella del principio nel 1667 c’era un altare dedicato al santo, altare che fu demolito per ordine dell’arcivescovo di Bari, mons. Gaeta, nel 1750, perche trovato in stato di abbandono; probabilmente il culto era passato nella chiesa madre, ricostruita, come si è detto, poco prima. Nella relazione della visita pastorale del 1750, San Trifone, insieme a san Rocco, è chiamato Protettore del paese. Quasi certamente quando fu scolpita la statua del Santo, era stato eretto l’altare a Lui dedicato, che nella relazione della visita pastorale del 1825 è descritto «ben decorato».
Il culto dovette avere incremento nel 1839 quando arrivò, come si è detto, la reliquia del Santo.
certo è che fino all’inizio di questo secolo, protettrice principale del paese erala Madonna della Pietà.
La festa esterna di san Trifone è diventata sempre più importante dall’inizio della prima guerra mondiale, che terminò pochi giorni prima dell’8 novembre 1918. Questa coincidenza contribuì certamente a festeggiare il Santo con fasto sempre maggiore.
Trasformazione Chiesa Madre
La Chiesa Madre ha riportato diverse trasformazioni a ragione del concilio vaticano II che ha riportato alle origini sia l’arte sacra che la Liturgia. Anzitutto l’altare a mensa distinto dall’altare del SS. sacramento e poi un valore di Chiesa del Popolo di Dio, viene tolta ogni barriera tra sede del Sacerdote, presbiterio e sede del popolo “navata”.ll Sacerdote è solo colui che presiede l’Assemblea.
viene dato maggiore risalto alla proclamazione della parola di Dio nella lingua parlatae nell’amministrazione dei sacramenti, che siano comunitari ed inseriti nella celebrazione della S. Messa. Il Battistero quindi non all’ingresso della chiesa, ma vicino alla Mensa del sacrificio da cui scaturisce di vita e di grazia.
Il Concilio inoltre pone un ridimensionamento della fede popolare ai Santi, non escludendoli, ma rendendoli solo corona al Cristo, fonte di santità.
Nel 1967 è stata rinnovata la Sagrestia con la costruzione dell’ufficio parrocchiale ed il bagno con l’allacciamento di acqua e fogna di cui la Chiesa Madre, in grande abbandono, era sprovvista.
Anno 1969 inizio lavori di rinnovamento:
L’altare maggiore a mensa in marmo pregiato ha richiamato l’ordine architettonico della Chiesa, soprattutto nelle colonne. Il vecchio altare senza alcun valore, tolto la mezza mensola è stato ricoperto di marmo per diventare la sede liturgica del Sacerdote.
Sotto la mensa era deposta l’immagine di Gesù morto ed è stato deposto nella Cappella dell’Oratorio a fianco dell’Altare Maggiore.
La Madonna della Pietà, che era alle spalle dell’altare è stata deposta in una nuova nicchia costruita sull’altare dedicato alle anime del Purgatorio.
E’ stata ripristinata la finestra originale e sull’altare originale è stato deposto un grande Crocifisso in legno che domina lo sfondo della Chiesa. Il vecchio altare di San Trifone in tufi e legno è stato completamente rifatto in marmo pregiato e pur restando l’immagine di San Trifone, è stato dedicato al Santissimo Sacramento, riportando il vecchio tabernacolo dell’altare maggiore, cromato in oro e argento.
E’ stato demolito il vecchio altare del sacro Cuore, per far posto al Confèssionale. per significare l’altare della Penitenza e della Misericordia. Inoltre è stata rinnovata I’indoratura e la pittura della Chiesa, rovinata da Lumidità ed incuria. Il lavoro è stato compiuto a spese della Comunità sotto la direzione del Parroco. dal marmista Schiraldi e dal pittore Vincenzo Gargano. Nel l971 è stata rinnovata tutta la pavimentazione in pietra di Trani e costruito un nuovo portale centrale.
Nell’anno 1996 sono state installate due opere sul Presbiterio: Battistero ed Ambone in marmo pregiato che richiamano le colonne dell’altare centrale. Le opere sono state commissionate alla ditta Statuaria Arte Sacra in Roma dal Parroco. Le opere sono state installate dal muratore Natale Buono detto Taluccio con grande maestda e generosità.
Nell’anno 2001 sono iniziati i lavori di consolidamento e restauro del campanile diventato pericoloso e delle pareti e volta della Chiesa madre.
Il lavoro è stato realizzato dalla ditta Angiuli-Ruta sotto la direzione dell’ing. Luigi Biondi. Il campanile e le pareti sono state rinforzate con iniezioni di cemento con perforazioni e anime di acciaio, raschiatura e chiusura di tufi con una vernice protettiva. Si è inoltre provvedendo alla sostituzione del sopratetto in eternit, con il ritorno all’origine in tavolato e tegole, come previsto dalla richiesta della Sovrintendenza alle belle arti di Bari.
Reliquia di San Trifone
Il giorno 21 dicembre 2002 un numeroso pellegrinaggio dalla Russia in visita alla nostra Chiesa in onore di San Trifone. Un Metropolita, 4 Arcivescovi, 30 Pope, due Diaconi, 10 Seminaristi e 110 pellegrini hanno celebrato una liturgia in onore di S. Trifone in lingua Russa ed interamente cantata con solisti e coro. Il popolo aveva ciascuno una candelina accesa in mano e tanta incensazione alla reliquia di San trifone con benedizione e bacio finale.
Così il giorno 13 aprile 2003, Domenica delle Palme, è stata esposta in un tempietto di fronte all’altare di San Trifone, alla venerazione del popolo, la reliquia ricevuta dalla Chiesa di Cattaro come consta da una bolla del Vescovo di Cattaro nel 1839, conservata nell’archivio parrocchiale.
Stauroteca 1839 – 1851 – dalla tesi di Laurea di Giuseppe D’Asta
La reliquia del legno della Croce per il punzone impresso del Vescovo Lombardi Salvatore (1192-1821) di Andria suppone la provenienza.
Giunse nelle mani del Sac. Primicerio Giuseppe Scattaglia come si deduce dalla lettura del suo testamento. Si può avanzare l’ipotesi che la croce in argento sia stata realizzata nel periodo 1839-1851 (anno della sua donazione alla Chiesa matrice di Montrone). Scrive nella sua tesi Giuseppe D’Asta: nel suo repertorio decorativo ricorrono gli influssi rococò con la prevalenza della lima spezzata dalla valuta svolazzante e l’alternarsi di zone in ombra a rilievo con il dorato assieme ad una certa semplicità plastica già protesa agli influssi neoclassici.
La croce è stata riposta alla venerazione dei fedeli in una nicchia dell’altare della Penitenza come esaltazione della Croce trionfo della Misericordia di Dio, nel giorno 13 aprile 2003 Dominica delle Palme.
Il parroco e’ Don Felice IACOBELLIS.”



