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Ritorna la tradizione della “Quarèmmə” a cura della Pro Loco di Villa Castelli: in passato posizionate in via Marconi, via Roma, Corso…

Se in questi giorni passeggiate per le vie di Villa Castelli, potete notare sulle vostre teste, dei “pupazzi” travestiti da anziane signore a lutto.

Non è altro che la “quarèmmə”, la vedova del Carnevale che compare nei vicoletti dei centri storici italiani, sopratutto del Meridione e in particolare modo in Puglia e Basilicata, durante tutto il periodo della Quaresima per poi aspettare la Pasqua e bruciare i fantocci.

Solitamente sono vestite di nero con maglioncini, scialle, gonnelloni ma negli ultimi anni si possono ammirare versioni più moderne.

È una “vecchia” vestita di nero, esposta dal Mercoledì delle Ceneri. Rappresenta la penitenza e la fine del Carnevale e sulla mano sinistra regge un’arancia amara con sette penne di gallina conficcate, che indicano le settimane di Quaresima, rimosse una alla volta fino a Pasqua. Il fantoccio viene solitamente bruciato alla vigilia di Pasqua.

Questa usanza era in voga anche nella nostra cittadina. I più anziani ricordano le quarèmmə che venivano collocate in via Marconi negli anni ’50, in via Roma presso il Bar Piccolo Fiamma dal 1928 di “Giuænin di MBrust”, sul Corso e nei vari rioni arrivando ai giorni nostri.

Nelle foto una delle ultime iniziative della locale Pro Loco nell’anno 2013. Si vedono i compianti soci: Presidente Arch. Giuseppe Antonio Caliandro e il segretario Pietro Ligorio, Angelo Tagliaferri, il Prof. Cosimo Suma, l’Ins. Silvana Erriquens, la Prof.ssa Patrizia Neglia e tanti altri ancora…

Quest’anno abbiamo voluto riproporre tutto ciò collocando quattro grandi buffe quarèmmə e una piccola presso: via Ceglie – lampione vicino Ufficio Postale, un balcone di Corso Vittorio Emanuele, Piazza Municipio e su un lampione e finestra del Museo Archeologico in Piazza Caduti di Nassyria – Largo Chiesa Vecchia.

Ringraziamo il Comune di Villa Castelli per il patrocinio e Vito Calianno per il montaggio.

Ma ora scopriamo meglio cosa simboleggiano e l’origine di questa antica tradizione attraverso vari estratti trovati sul web.

Quarèmmə 2013.

Tratto dalla pagina Facebook Itinerari Narrativi di Puglia: “La 𝗤𝘂𝗮𝗿𝗲𝗺𝗺𝗮, antica tradizione pugliese.

Stamattina passeggiando per Martina Franca, mi sono voltato e l’ho vista sospesa lassù e pareva mi guardasse. Così mi sono avvicinato e l’ho fotografata. È la 𝗤𝘂𝗮𝗿𝗲𝗺𝗺𝗮!

La Quaremma o Caremma (dal francese Careme, in altre parole Quaresima) è un fantoccio di paglia con le sembianze di una brutta vecchia vestita a lutto.

Nella tradizione popolare pugliese, la Quaremma rappresenta la moglie del Carnevale morto il martedì grasso e compare sulle terrazze delle case, specie della provincia tarantina, barese e brindisina, quando le festività carnevalesche sono finite e quindi il marito può dirsi morto.

Va detto che qui sacro e profano, religione e mito si intrecciano. .

Il fuso e l’arcolaio in possesso della vecchia rappresentano la laboriosità e lo scorrere del tempo, ricordando la leggenda di Cloto, una delle tre Parche. Il suo nome, dal greco Klothes, significa “io filo”, e nel racconto mitologico gli è attribuito proprio il compito di tessere il filo della vita degli uomini.

La tradizione della quaremma, però, non è associata solo ai riti pagani, ma si estende e si collega ai riti cristiani simboleggiando i giorni di moderazione e rinuncia che precedono la Pasqua.

Le Quaremme fanno così capolino dalle terrazze quando inizia la Quaresima, oppure, come quella di questa mattina, tra le case del paese, quel lungo periodo di astinenza e penitenza che precede le festività della Santa Pasqua.

La Quaremma, come già detto, regge tra le mani il fuso e la conocchia (o arcolaio), simboli della laboriosità e del tempo che trascorre e ha ai suoi piedi un’arancia nella quale sono conficcate sette penne, una per ogni settimana di astinenza e sacrificio che precede il giorno di Pasqua, quando sarà rimossa dalle terrazze e bruciata. Il fuoco purifica e rigenera l’anima realizzando così un nuovo ciclo destinato a ripetersi negli anni.

Oggi di Quaremme nei nostri paesi se ne vedono meno in giro, ma l’obiettivo è quello di promuovere gli usi e i costumi tradizionali allo scopo di nutrire e coltivare la cultura popolare locale, mirando alla tutela della civiltà del passato.

Francesco Paolo Pizzileo”

Tratto dal profilo Facebook Istituzionale del Comune di Fasano: “La Quarantana, memoria di cultura popolare.

Con il periodo della Quaresima, anche nelle TerrediFasano, si manifesta una delle tradizioni popolari più affascinanti e simboliche della cultura locale: la “Quarantana”.

Appesa tra i vicoli del centro storico o alle finestre delle case, la “Quarantana” è un fantoccio di stoffa che raffigura una vecchia donna. Immagine allegorica dei quaranta giorni che conducono alla Pasqua, vestita a lutto per la perdita del marito, il Carnevale. Nella tradizione fasanese la si vede spesso sospesa in aria, con una collana con sette taralli e sette spicchi d’aglio, e con un’arancia attraversata da sette piume Ogni penna rappresenta una settimana di Quaresima e viene tolta progressivamente, segnando il lento cammino verso la Pasqua.

È un gesto semplice, ma profondamente simbolico. La Quarantana ricorda il tempo dell’attesa, della sobrietà e della riflessione, ma allo stesso tempo custodisce il sapore antico della cultura contadina, quando il calendario religioso scandiva il ritmo della vita quotidiana.

Tra ironia e devozione, questa figura sospesa nei vicoli diventa così un piccolo teatro popolare, capace di raccontare ai passanti che il tempo sta cambiando e che la primavera – insieme alla Pasqua – è ormai all’orizzonte.

Tradizioni come questa sono memoria viva della comunità, piccoli riti collettivi che continuano a legare generazioni diverse nello stesso racconto.

Quarèmmə 2026.

www.terredifasano.it ”

Tratto dal profilo Facebook di Luigi Petraroli: “Lachesi, la vera origine di “Quaremma”

Lachesi è una delle tre Moire della mitologia greca, le dee che presiedono al destino degli uomini. Il suo nome significa “colei che assegna la sorte”, e il suo compito è filare sul fuso il filo della vita, determinando la quantità di tempo concessa a ogni essere umano. Per questo viene spesso rappresentata come una donna anziana che regge un fuso, simbolo della continuità e della fragilità dell’esistenza.

Nel passaggio alla cultura cristiana, soprattutto nelle regioni del Sud Italia, la figura di Lachesi è stata reinterpretata e trasformata in un simbolo morale. Durante la Quaresima, periodo di penitenza e rinuncia, la sua immagine – spesso una vecchina magra e severa – viene appesa ai balconi o ai vicoli dei paesi. In questo contesto non rappresenta più il destino, ma diventa un monito per chi non rispetta le regole quaresimali, ricordando la necessità di moderazione e disciplina.

Questa sovrapposizione tra mito pagano e tradizione cattolica mostra come le culture popolari abbiano saputo riutilizzare antiche figure simboliche, trasformandole in strumenti educativi e rituali ancora vivi nella memoria collettiva.

Da una mia ricerca per un articolo su un giornalino parrocchiale di tanti anni fa, quando i ragazzi non erano dediti solo ai Tik Tok.”

Piazza Municipio.

Largo Chiesa Vecchia.

Museo Archeologico “Pezza Petrosa”

Via Ceglie

Corso Vittorio Emanuele III.

Francesco Ligorio

Sono nato a Francavilla Fontana il 30/09/1999. Ho frequentato la scuola dell'infanzia presso l'asilo "Gianni Rodari" in Villa Castelli. Ho frequentato la scuola primaria presso il plesso "Don Lorenzo Milani" in Villa Castelli. Ho conseguito il Diploma di Terza Media presso l'Istituto Comprensivo "Dante Alighieri" in Villa Castelli. Ho conseguito il Diploma di Maturità Scientifica presso il Liceo Scientifico "F. Ribezzo" in Francavilla Fontana. Sono stato educatore presso l'Azione Cattolica della mio paese e ho lavorato presso il Centro Estivo "Robur Summer Camp". Ho avuto alcune esperienze come cameriere. Ho partecipato al Servizio Civile Universale al progetto "Agorà 2.0" promuovendo da sempre il territorio e la nostra cittadina. Attualmente studio presso la Facoltà di Beni Culturali all'Unisalento in Lecce. Gestisco le pagine social di Villa Castelli in Foto dal 2016 e dal 2021 faccio parte del blog LiCastelli.it Dal 2022 sono socio della Pro Loco di Villa Castelli. Amo la natura, la cultura, la fotografia, andare in bici, le tradizioni locali e tanto altro... Spero di avervi raccontato quasi tutto delle varie cose fatte fino a questo momento della mia vita. 😁😊👋🏻

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